MILANO Una porta aperta sul Mediterraneo. Di qui l'ultimo scoglio d'Italia, al termine del sentiero polveroso che attraversa contrada Cavallo Bianco, Lampedusa. Di là il mare, la Libia, ventimila donne, uomini e bambini scomparsi nella traversata. Quando, cinque anni fa, l'artista Mimmo Paladino ha disegnato questa scultura che è un memoriale e un invito all'accoglienza ha immaginato i volti, i passi, la fatica di chi è costretto ad abbandonare la propria casa per una rotta incerta. E li ha trasformati in ciotole, scarpe, legni, pezzi di specchio, distribuiti sui cinque metri per tre della porta, incastrati in una speciale ceramica refrattaria, che assorbe e riflette la luce. Oggi che vento, sabbia e sale hanno corroso e trasformato l'opera, Arnoldo Mosca Mondadori e l'Associazione Amani che erano stati i promotori del progetto assieme al Comune di Lampedusa hanno deciso di restaurarla. «Perché non si dimentichino i morti in mare dicono e la politica dei respingimenti voluta dall'allora ministro Maroni, per la quale l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo». Mosca Mondadori ne parla nella biblioteca della Casa della Carità: «Faccio appello ai cattolici praticanti come me, bisogna ricordarsi che cosa è stato fatto e quello che è successo». Accanto a lui, al tavolo disegnato con una grande carta geografica, don Virginio Colmegna mette l'accento sulla fraternità che la porta aperta simboleggia: «Mi preoccupa l'indifferenza di fronte a questo cimitero nascosto di persone senza nome e senza volto. E invece sono uomini e donne con una storia. Sono esseri umani, così vanno ricordati. E accolti».
Lampedusa. Restauro del monumento ai migranti. Per non scordare i morti in mare
Mimmo Paladina ha disegnato una scultura sulla porta d'ingresso di Lampedusa, simboleggiando l'accoglienza per le persone che cercano di raggiungere l'Italia. L'opera, che è stata distrutta dal vento e dalla sabbia, è stata restaurata grazie all'Associazione Amani e al Comune di Lampedusa. L'artista Arnoldo Mosca Mondadori ha spiegato che la porta aperta è un invito all'accoglienza e che non si deve dimenticare i morti in mare. Don Virginio Colmegna ha sottolineato l'importanza della fraternità e dell'accoglienza per le persone che cercano di raggiungere l'Italia.
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