L'intervista Federica Galloni è direttore generale per i Beni paesaggistici del Lazio: "Con la Cupola Fuksas è stato bonificato un quadro di degrado" LA LANTERNA di Massimilano Fuksas in via Tomacelli ha tutte le carte in regola e il "visto" anche del ministero dei Beni culturali: è ormai ultimata ma non manca di suscitare polemiche. Architetto Federica Galloni, lei è direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio. Dal punto di vista tecnico, ci racconta com'è andata? «Quello della ex Unione Militare dove si sta ultimando il cantiere del megastore Benetton è un immobile non vincolato, sul quale il ministero si limita a dare parere consultivo. In cima a quell'edificio si trovava un ammasso di impianti e volumi tecnici che però era legittima in quanto sanata da condono: a quel punto avevamo due possibilità, dare all'edificio un piano in più oppure scegliere di dare un'immagine di qualità» Come valuta il risultato? «Mi sembra una situazione decisamente più accettabile della precedente, un'architettura di qualità al posto di volumi tecnici indistinti. È apprezzabile il fatto che sia un'aggiunta moderna riconoscibile, non una deturpaziora, ne. Insomma, una soluzione in chiave contemporanea di problemi causati dalle leggi sul condono ». Per autorizzarla è stata necessaria una deroga al piano regolatore generale? «Noi non ci esprimiamo sui profili urbanistici ma sulla compatibilità delle opere con la tutela. I volumi che la Lucerna ha rimpiazzato erano condonati: non avremmo mai autorizzato altro. Io trovo che si sia trattato di una scelta coraggiosa. Un genere di intervento che abbiamo applicato ad altre situazioni analoghe come la Cassa depositi e prestiti in piazza Dante e il Poligrafico dello Stato in piazza Verdi». Quali sono gli strumenti a vostra disposizione per tutelare il paesaggio di Roma? «Innanzi tutto, il codice dei Beni culturali. Ma in linea generale posso dire che a Parigi se sali su una terrazza non vedi un impianto: tutti i tetti sono ventilati. È un tipo di scelta che stiamo sollecitando anche a Roma ma che possiamo imporre soltanto nei palazzi direttamente vincolati. In quelli non vincolati, il parere è consultivo e può essere disatteso». A quel punto? «La nostra scelta è di non imporre regole ex abrupto per evitare di cadere in spirali di ricorsi al Tar o simili. Per bonificare questa situazione puntiamo sulla gradualità: quando viene richiesta la riqualificazione di un immobile vincolato diamo delle prescrizioni normative, a quel punto la prescrizione, in quanto tale, non può più essere disattesa». (francesca giuliani)