Una rocca carica di storia: ci arriva la funicolare e c'è anche una Via Crucis per espiare i peccati del paese sottostante Su uno sperone svettante dell'Appennino pistoiese c'è Montecatini Alto. È ricca di olivi e di case, ha una piazzetta che niente invidia a Capri (mare a parte), una chiesa con pitture celebrate, una rocca carica di storia. Una volta gli abitanti di Montecatini vivevano qui. Poi i Lorenesi valorizzarono le Terme, a basso, e dalla metà del Settecento si sviluppò la piana di Valdinievole, sorsero alberghi fiorettati e civettoni, viali alberati come in Germania, ritrovi; adesso perfino i sexy shop a gettone. Ne risulta una Montecatini appesantita dal cemento e dalla speculazione bottegaia. Mentre in alto tutto è rimasto come ai tempi quando Giuseppe Verdi veniva all'hotel Appennino, Giuseppe Giusti, poeta arruffapopoli famoso per "Sant'Ambrogio" (che abbiamo studiato a mente fin dalle elementari), vi comprava casa accanto alla chiesa (lui, che era anticlericale fiammeggiante, la vendette poi alle suore), l'attore filodrammatico Guido Riccioli s'inventava l'operetta debuttando al bellissimo teatrino dei Risorti (oggi pizzeria). Montecatini Alto ha non più di mille abitanti. Vi arriva la funicolare che porta su stormi di turisti inglesi e tedeschi che amano le romanticherie. Vi arriva anche la corriera. Invece hanno chiuso l'ufficio postale e la farmacia, la banca e le elementari. Perché ogni famiglia scivoli giù o lungo i tornanti di una statale stupenda ed aggredita. Su un costone hanno costruito perfino un gigante rosso, la magistratura ha bloccato. Ma una costruzione pacchiana e invasiva resta lì (sequestrata) poiché non si trovano né si troveranno i soldi per demolire. Lo scempio è compiuto e permane. Cammino Montecatini assieme a Giovanni Gentili, pittore e letterato, che lavorava come litografo alla tipografia delle Terme. Adesso ha messo su una famiglia solida (la moglie Eleonora Livia, due figli, Gabriele ed Alessio, uno fa il cartolaio giù in città, l'altro commercia in pasta a Parigi; poi c'è Marco di tre anni, nipotino adorato). Assieme vivono in un casone dalla cui terrazza si scorgono Pisa, le colline livornesi, Lucca, Montecarlo, l'intera Valdinievole. Qui Gentili ha lo studio e dipinge ciò che vede: la rocca, i tetti, la campagna. Fa piccoli quadri croccanti e vivaci. Lui ci tiene a raccontare una sua opera pubblica. Assieme ad un amico giornalista, Loris Lenzi, nel lontano 1972 decise di dotare la strada sterrata che costeggia la funicolare, dal basso alla cima, di quattordici edicole della Via Crucis. Le edicole, opere in terracotta degli allievi della scuola d'arte di Pistoia, diretti da Nevina Agostini (e la soprintendenza del prof. Giovanni Battista Bassi), vennero finanziate da famiglie di maggiorenti di Montecatini. Il vescovo di Pescia, mons. Dino Luigi Romoli, venne a benedire e in processione (benché anziano salì il dirupo che non è agevole), assieme al sindaco, incensarono l'itinerario; ritenuto anche oggi, da chi lo percorre con fede, "salvifico". Fatto è che Montecatini è ritenuto uno dei luoghi più peccaminosi d'Italia. Io, regista, con Gigi Proietti e Milva, una ventina di anni fa vi facemmo uno spettacolo sui "Sette peccati capitali" (Rai tv 1). Figuriamoci quante Via Crucis da espiare! Ma queste balze hanno conosciuto anche le battaglie più rocambolesche. Una, proprio ai piedi della Rocca, vide impegnati i guelfi fiorentini (comandati dal Re di Napoli) e i ghibellini pisani di Uguccione della Faggiola. Costui con un tranello attirò al fiume la cavalleria nemica e la frecciò a sorpresa uccidendo più di duemila guerrieri. Montecatini passò così ai ghibellini (1315). I Fiorentini tentarono di riconquistarla, cingendola d'assedio, nel 1329 e la resistenza durò undici mesi. Poi i Montecatinesi capitolarono. Ma fu nel 1554 che Montecatini divenne campo di battaglia estremo in una zuffa tra milizie senesi (guidate da Piero Strozzi) e le truppe di Cosimo de' Medici. E in quel giorno caddero molte delle 25 torri di cui la rocca andava fiera. Dopodiché i Medici abolirono le fortificazioni. Rimane ora una piccola rocca, dove sulle pietre è nato un enorme cipresso. Sui gradoni vi sedeva Giuseppe Giusti che vi scrisse "stanco dei cittadini rumori" (pensiamo vivesse oggidì). Che contemplava l'Appennino e la piana immensa e sbertucciava il potere austriaco. Giusti prese casa accanto alla bella chiesa di S. Pietro e Paolo (dedicata a Santa Barbara) dove vi sono opere dell'Orcagna e di Del Sarto (attribuite). A Giusti hanno dedicato la piazzetta (che, ripeto, rammenta Capri) e al caffè (sempre dedicato al poeta) il gestore storico, Aldo Bartoletti, mi indica le belle foto di Montecatini Vecchia opere del mitico Foto Rosellini. Aldo ogni estate organizza un concorso di miss, Sgambettano figliole lussureggianti, alcune esotiche poiché Montecatini è invasa da cento razze. E richiama bellezze moldave, ucraine, circasse, ghiotti anziani bevitori che succhiano le salutari acque e, a distanza le mogli, lanciano occhiate profonde e segnali adescatori. Questa è, d'altra parte, la fama di una città che soltanto in vetta recupera lo spirito e riesce perfino a bloccare le infiltrazioni mafiose. Giovanni Gentili, non è un caso, ha scelto di dipingere tra le nuvole, tra la casa di Giusti e il castellone. Davanti a casa sua hanno messo un enorme crocifisso; però Gentili, ragazzo, s'impratichì a bottega giù in città presso una galleria d'arte del comm. Spazzacatena, un arguto venditore napoletano, che lo spronava ad arraffare le manze. E gli servì da pratica per capire l'importanza dei quadri come oggetti "da vendere". L'intera Montecatini è una grande rivendita d'ogni ben di Dio. Ciò non toglie che abbia ospitato: un insigne Ugolino Simoni (1345) primo medico che s'interessò delle acque termali; eppoi Ser Neddo storico della Repubblica Fiorentina e Lemmo di Balduccio che eresse a Firenze l'ospedale di San Matteo (1384), e Vincenzo Martinelli che fu storiografo dell'Inghilterra. Poi nel 1450 un altro insigne studioso di Montecatini, Giovanni de' Cani, fu fatto ardere a Firenze da Sant'Antonino perché ritenuto eretico. Un po' di questo zolfo soffia ancora a Montecatini. Ma se si percorre la faticosa Via Crucis (o si bevono tanti sorsi d'acqua delle Terme) il nostro corpo ne sarà ristorato e santificato. Parola di Verdi Giuseppe che qui passò anni ed anni.
Il Tirreno
21 Febbraio 2013
TOSCANA - Montecatini Alto, lo sperone romantico
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