Il reportage Il factotum dellaffare è il "principe mistico" Giacomini, famiglia dei rubinettieri Grazie a permessi illeciti a costruire la vecchia locanda è diventata un hotel da 50 camere Passa anche da Orta linchiesta che ha minato il «sistema Giordano» e travolto la Lega Nord novarese, coinvolgendo anche il quotidiano "Nord Ovest". Uno dei filoni dellindagine coinvolge infatti limprenditore Andrea Giacomini, delfino della famiglia di rubinettieri di San Maurizio dOpaglio, ora indagato. Il "principe", lo chiamavano in zona per il suo modo di apparire in pubblico, non di rado avvistato in discoteca con cilindro, bastone e sciarpa bianca. Il "mistico", lo soprannominano adesso, per la sua sconfinata devozione alla Madonna di Medjugorje. Lui che aveva fatto finire in galera i due fratelli Corrado ed Elena per evasione fiscale. Lui che a Orta è anche consigliere comunale, decaduto da pochi giorni per assenteismo. Allattenzione della magistratura ci sarebbe però il contributo che la Regione ha concesso quasi dieci anni fa per la costruzione dellH2Otel. Era il 2003, assessore al Turismo del governo Ghigo era Ettore Racchelli. Giacomini e la sua Conca dOro srl ottennero 3,4 milioni di euro (su un costo totale di 22 milioni) con la legge emanata prima delle Olimpiadi per sostenere le imprese turistiche. Il finanziamento andava speso entro il 13 gennaio 2007, ma una serie di proroghe annuali (attraversando le giunte Bresso e poi Cota) lhanno tenuto in stand-by fino allaprile dellanno scorso quando la Regione - preso atto che era unopera incompiuta - ha chiesto indietro 3,9 milioni ovvero in contributo iniziale aggiornato con lIstat. La società, tuttavia, è riuscita a spuntare unulteriore slittamento di altri due anni, fino al dicembre 2013, anche se ora potrebbero saltare. In più resta il mistero di un ulteriore milione di euro concessi e più tardi revocati. Ma la vicenda è più complessa perché il cantiere infinito sul lago già tempo addietro ha mosso linteresse di alcuni ambientalisti della zona. È stata infatti lassociazione Ernesto Ragazzoni a sollevare lattenzione su quello che definiscono «Ecomostro numero 1». «Nel 2010 abbiamo fatto un esposto alla Corte dei Conti chiedendo una verifica sulluso dei fondi pubblici visto che il cantiere era fermo - spiega il presidente Cesare Bermani - Abbiamo fatto inoltre un secondo esposto alla procura di Verbania, da cui è nata uninchiesta penale per abusivismo edilizio che ha avuto uno straordinario successo per noi». L8 febbraio di questanno sono stati infatti condannati in primo grado il capostipite della famiglia Giacomini, il commendatore Alberto, lex sindaco di Orta San Giulio, Fabrizio Morea, e lassessore Giorgio Pozzi, la responsabile dellufficio tecnico Antonella Zanetti e il direttore dei lavori Gian Carlo Primatesta. E soprattutto il tribunale ha disposto la demolizione dellhotel. Parti civili lassociazione Ragazzoni, alcuni residenti, nonché lattuale amministrazione comunale, retta dal sindaco Cesare Natale, allepoca dei fatti uno dei quattro consiglieri di minoranza che si opposero alloperazione. Il progetto prevedeva di creare una struttura a cinque stelle ipermoderna a pochi passi dalla celebre Villa Crespi, ecocompatibile, con un potabilizzatore di acqua del lago e una totale autonomia energetica a idrogeno per non gravare sul territorio. «Tanto che la pur severa Soprintendenza al paesaggio diede il suo benestare», spiegano in Comune. Eppure a molti non va giù quella macchia di modernità fatta di terrazze che sulla carta avrebbero dovuto essere ricoperte di erba verde. Sarà anche perché a bordo lago, adesso, cè uno scheletro vuoto e decadente. Gigantesco, sproporzionato per quella fetta di mondo che ha conservato quasi immutata leleganza delle ville neoclassiche riflesse nello specchio dacqua. Cresciuto di anno in anno. La vecchia Conca doro, infatti, costruita nel 1956 da Pompeo Maulini, aveva quattordici posti letto e un grande prato. Lanziano proprietario nel 1992 aveva chiesto di trasformarlo in residenza e gli era stato concesso. Ma dieci anni dopo, venduta la villa alla famiglia Giacomini, che tra laltro possiede anche lHotel San Rocco sempre a Orta, aveva fatto marcia indietro e chiesto in municipio di riconvertire la struttura in albergo. Nella variante al piano regolatore era precisato che si sarebbe abbattuto il vecchio edificio per farne uno da 40 posti letto. Ma unaltra variazione aumentava i volumi di «ulteriori 10 camere» e giocando sullambiguità di «posti letto» e «camere» alla fine spuntò una planimetria da 50 stanze. «Poco cambiava dal punto di vista urbanistico - afferma lex assessore Pozzi - Che non ci fosse più un pezzo di terra libero era chiaro al Comune, che con quegli oneri di urbanizzazione finanziò altri servizi». I vicini di casa cercarono di impugnare davanti al Tar la delibera comunale, ma lo fecero oltre il tempo massimo concesso per il ricorso. Tuttavia il tribunale amministrativo nel 2007, confermato dal Consiglio di Stato appena sei giorni fa, ha annullato la concessione edilizia che portava a 14,50 metri laltezza dellalbergo anziché gli originali 11,30. Praticamente un piano in più. La disposizione annulla però in toto il permesso a costruire. La palla passa dunque di nuovo agli amministratori comunali, sempre che la magistratura non imponga ora un nuovo corso alla vicenda.