Le stime di Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del Mibac («Ancora cento giorni per l'apertura dei cantieri al Colosseo»), spiazzano l'impresa vincitrice dell'appalto. Dopo il via libera del Tar, la Gherardi Costruzioni era pronta per la firma del contratto. «Ci è arrivata la convocazione tre mesi fa ricorda il socio di maggioranza, Andrea Gherardi ma i ricorsi hanno bloccato tutto. Non capiamo perché non si possa ripartire da lì». Nel frattempo, la soprintendenza continua a monitorare l'anfiteatro e a consolidare le parti più danneggiate, soprattutto sul lato nord. Le verifiche e gli interventi di «rifissaggio», però, farebbero parte del progetto affidato alla ditta che si è aggiudicata la gara. «Potremmo entrare subito in azione con i nostri restauratori (professionisti della Rico srl) sottolinea Gherardi ma siamo fermi senza capire la ragione: perché continuare a perdere tempo e denaro?». I costi, dallo screening ai micro risanamenti, rientrerebbero nella sponsorizzazione da 25 milioni del gruppo Tod's. «È giusto che la soprintendenza preservi il Colosseo concede l'imprenditore romano ma il consolidamento è già previsto nel contratto». Il rischio è che, mentre «l'atleta pronto a partire» (la metafora è del ministro ai Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, ndr) rimane in panchina, si faccia il doppio lavoro: «Dovremo comunque ripetere il monitoraggio interviene Ugo Brancaccio, l'ingegnere dello studio B5 di Napoli che collabora con la Gherardi per assicurare le zone dove potrebbero verificarsi distaccamenti». L'incognita è: se il privato può intervenire già in questa fase, con evidente risparmio per i conti pubblici, perché aspettare? L'ipotesi è che, dopo lo strappo tra il sindaco e la soprintendenza ai Beni archeologici, si stia cercando una mediazione. Il pomo della discordia è la «zona rossa» intorno al monumento. La «terapia» di questi giorni consentirebbe di ridurre la fascia di rispetto, in linea con le richieste di Gianni Alemanno e compatibile con i cantieri della metro C. Ma qualcuno vocifera che potrebbe riprendere quota l'alternativa, osteggiata da più parti, della rete metallica di protezione. Quel che è certo è che il Colosseo rischia di rimanere impigliato nella complessa trama negoziale tra Comune e Mibac. La squadra di lavoro, tuttavia, insiste per accelerare i tempi: «Siamo pronti ribadisce Gherardi e abbiamo già individuato le risorse da mettere in campo: dieci persone per montare il ponteggio, un'altra ventina tra restauratori, operai e ingegneri». La prima fase prevede la pulitura con acqua nebulizzata ad alta pressione, dieci arcate per volta, partendo dal lato nord. Sui fornici, saranno montate cancellate sulla falsariga di quelle già esistenti: stesso materiale, ma ancoraggio innovativo con stop a contrasto per evitare danni al monumento. Tutte le operazioni si avvarranno di tecnologie all'avanguardia, come la rilevazione e la scansione in 3D.