Nominato ieri presidente del Fai (Fondo per l'ambiente italiano) in sostituzione di Ilaria Buitoni Borletti, uno dei più celebri archeologi italiani, Andrea Carandini, ha subito picconato l'assenza di attenzione al sistema culturale e paesaggistico da parte della politica e delle istituzioni del Paese. Dopo aver elogiato il Fai per il trentennale impegno nella salvaguardia dei beni artistici promettendo «rispetto per questa grande tradizione iniziata da Giulia Maria Crespi e un rinnovamento con pazienza» ha affondato la vanga di archeologo nel ventre molle del sistema statale relativo al patrimonio storico, che conosce anche per esser stato presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali. «In Italia abbiamo 90 milioni all'anno per i restauri, il Fai da solo ne raccoglie venti». Si parla di riforma del ministero per i Beni culturali aprendolo alla Creatività: «Una buona idea se si stanziano fondi e lo si fa diventare un ministero centrale; altrimenti si uccide un paziente moribondo. Sicuramente bisogna riformare il sistema dei servizi aggiuntivi nei musei». Quindi le note dolenti. Nei beni culturali la burocrazia paralizza, il sindacato frena, «nel Foro Romano, uno dei siti più famosi del mondo, mancano le didascalie ai monumenti». Peggio: «Per il Colosseo il sottosegretario Cecchi e l'industriale Della Valle hanno stretto un buon accordo: ci sono i fondi per un intervento conservativo sull'anfiteatro, ma poi si è generata una gran confusione che paralizza tutto». Peggio del peggio: «Per Pompei si rischiano di perdere 105 milioni europei per vischiosità: c'è troppa attenzione sul sito, i funzionari sono paralizzati dalla paura delle procure e da una burocrazia complicata. Le norme vanno cambiate, le gare per i lavori semplificate». In sostanza «manca un ministro con energia. I politici è il suo anatema devono affittarsi un nuovo cervello in questo settore: è possibile che il Fai ricavi il 70 dei costi di mantenimento di un sito dai biglietti e lo Stato il 7? È possibile un utilizzo del personale così?». Il rinnovamento mentale può partire dal nuovo ministro: «Non so chi sarà: sento parlare di Vendola o del mio predecessore». Lui assicura che non ha intenzione di partecipare all'agone politico e di essere incerto sul suo voto, «che non andrà a Berlusconi, Grillo o Ingroia». La cultura può fiorire «solo con indipendenza dalla politica». La cultura deve essere al centro di politica e media: «Nel mondo considerano l'Italia giustamente per la sua storia artistica, mentre politica e giornali parlano d'altro. Il rinnovamento va affrontato considerando la cultura un sistema complesso: pubblico e privato sono complementari, ma lo Stato non deve abdicare». Quanto alla valorizzazione del paesaggio, «il cemento non è più il solo nemico afferma ; la scarsa difesa dell'agricoltura, ovvero di una tutela anche privata del territorio, contribuisce a causare disastri ambientali. Nessuno costruisce o conserva più i muri di sostegno dei terrazzamenti». L'attenzione alla «cultura del muro» è ricorrente in Carandini: allievo di Bianchi Bandinelli ha scoperto le mura romane dell'VIII secolo sul Palatino e ha insegnato Archeologia alla Sapienza, un'università dove, con Donatella Fiorani e Giovanni Carbonara, l'attenzione al restauro murario è particolarmente viva. Carandini non assunse un secondo mandato nel Consiglio dei Beni culturali in contrasto con scelte politiche, alle quali seguirono varie polemiche, e ha appena pubblicato un monumentale Atlante di Roma antica per Electa (pp. 1248, 150).
Carandini: procure e burocrazia paralizzano Pompei
Andrea Carandini è stato nominato presidente del Fondo per l'ambiente italiano (Fai) in sostituzione di Ilaria Buitoni Borletti. Carandini ha criticato il sistema culturale e paesaggistico italiano, affermando che la politica e le istituzioni non prestano sufficiente attenzione a questi aspetti. Ha promesso un rinnovamento del Fai e ha chiesto un aumento dei fondi per i restauri dei beni culturali. Carandini ha anche criticato il sistema dei servizi aggiuntivi nei musei e ha chiesto una riforma del ministero per i Beni culturali. Ha anche parlato della scarsa attenzione alla cultura del muro e della necessità di una tutela privata del territorio.
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