Oltre alla sede storica di via dei Greci, gli oltre 1.600 studenti conquistano anche l'ex convento ed ex caserma del complesso Il conservatorio di Santa Cecilia "raddoppia" a Sant'Andrea delle Fratte Da domani il conservatorio di Santa Cecilia si allarga. Oltre alla sede storica di via dei Greci, infatti, gli oltre 1.600 studenti conquistano anche l'ex convento ed ex caserma del complesso di Sant'Andrea delle Fratte: 1.400 metri quadrati a pochi passi da piazza di Spagna. "Più spazi significano più possibilità di studiare" dice Edda Silvestri, direttrice da sei anni del Conservatorio, che domani firmerà il protocollo d'intesa con l'Agenzia del Demanio e riceverà le chiavi del complesso dal ministero della Difesa. Il passaggio del complesso rientra nelle dismissioni di ex caserme che a Roma comprendeva altre 14 sedi (in gran parte destinate al Comune) per una superficie totale di 82 ettari in 1.500.000 metri cubi. "Quella di Sant'Andrea non sarà una seconda sede, ma un prolungamento di via dei Greci, perché i nostri ragazzi hanno bisogno di spazio: il 30 di loro arriva dall'estero per studiare con i nostri 190 docenti" precisa la direttrice alla vigilia della firma che concluderà tre anni di trattative con Palazzo Chigi e con il ministero della Difesa. "Siamo passati attraverso due crisi di governo: una vittoria della cultura a Roma è una cosa rara" aggiunge. Nel complesso di Sant'Andrea delle Fratte che è anche un ex convento troveranno così spazio aule, sale prova e uffici del Conservatorio. "Il ministero della Cultura ha assicurato i finanziamenti per i lavori" dice ancora Edda Silvestri, e per questo domani alla firma - alle 17.30 nella Sala accademica dello stesso Conservatorio - potrebbe esserci il ministro Francesco Profumo: è comunque da quantificare quanto servirà per rendere pienamente operativa la sede. La direttrice vorrebbe installarvi subito degli uffici come presidi, nelle stanze che ospitavano lo Stato maggiore della Difesa. "Il prossimo obiettivo? Abbiamo una biblioteca storica conclude Silvestri da mettere a norma, con manoscritti e spartiti davvero importanti: è un patrimonio dell'umanità che andrebbe rivalutato". (19 febbraio 2013)