Partiamo dai numeri. Nel censimento del Fai i primi dieci «luoghi del cuore» bresciani hanno ricevuto in tutto 4.103 voti. Pochi. Per salvare la Cittadella di Alessandria, per dire, hanno firmato in 53.953. Eppure, due anni fa, la «spiaggia del vialone» di Toscolano Maderno, minacciata da una poi mai avvenuta cementificazione (il Borgo 39), con 1.974 voti si era classificata al dodicesimo posto nazionale, terzo lombardo. «Quest'anno è mancata la comunicazione» dice Maria Gallarotti, presidente del Fai bresciano. In che senso? «I nostri associati hanno fatto di tutto per raccogliere voti, ma i proprietari dei beni non ci hanno aiutato, esclusi i casi di Remedello e Padernello, che infatti sono i luoghi del cuore bresciani più votati. Comuni e parrocchie non hanno spedito nemmeno un volantino per sollecitare le firme. Avremmo voluto suscitare interesse per le limonaie del Garda: niente. Pensi che qualche anno fa un'abbazia di suore ha inviato centinaia di lettere. A questo proposito vorrei lanciare un appello: la prossima volta facciamo squadra, comunichiamo, elaboriamo una strategia. La spiaggia del vialone, le dirò, è stata tanto votata perché se ne era parlato al convegno nazionale del Fai». A proposito di voti: Padernello compare due volte in classifica. Posti numero 125 e 163. Perché? «Un errore. Ci sono stati due conteggi distinti. Il voto elettronico e le firme raccolte da noi e da chi gestisce il Castello. Nessuno ha pensato di fare una somma, non so perché. Il punteggio complessivo sarebbe di circa 1.500 voti. Abbiamo chiesto una verifica dei dati. Vedremo». Scelga il suo luogo del cuore. «Ne scelgo due. Anzi tre. Il primo è la Pallata: per visitarla bisogna inerpicarsi su una scala strettissima e traballante. Ancora ricordo quando abbiamo aperto alle visite, nella giornata di Primavera del Fai: ci sono voluti i vigili del fuoco. Non c'erano nemmeno le luci, si figuri. Il secondo luogo del cuore è l'Orologio di piazza Loggia. Funziona, certo, ma non è fruibile: ci sono problemi di accesso. Eppure potremmo farne un centro di documentazione. Infine, l'organo Antegnati, afflitto dal "cancro del piombo". Ha ricevuto pochissimi voti. Anche in questo caso è mancata una campagna promozionale». Il Castello è una questione che scotta. A una giornata di studi sono stati presentati spunti e progetti per rilanciarlo. Qual è la sua opinione? «Ha ragione Vittorio Gregotti: il Castello deve assurgere a tempio della storia, recuperare la sua identità. Al contempo, però, dovrebbe diventare più seduttivo. Penso a esposizioni temporanee, visite, spettacoli».