Ma Brescia è distratta: nessun tesoro fra i primi 100 Brescia «distratta» sui luoghi del cuore da salvare. Nel sesto censimento del Fai, nessun bene bresciano nei primi cento. Il primo è (al 105 posto) l'ex chiesa dei Disciplini di Remedello, che ospita il Museo archeologico. «Brescia non ha fatto squadra» lamenta Maria Gallarotti, presidente locale del Fai. Vien da dire, parafrasando il titolo dell'annuale concorso del Fai (Fondo per l'ambiente italiano), che Brescia non ha cuore per i suoi luoghi. Non abbastanza, perlomeno. Perché, a scorrere i risultati, appena pubblicati, del sesto censimento sui tesori italiani da salvare, si scopre che non è che chiese, castelli e monumenti bresciani abbiano mobilitato eserciti di amanti del bello. Tutt'altro. Quanti «luoghi del cuore» bresciani nei primi cento? Nemmeno uno. Bisogna scendere fino alla posizione 105 per trovare l'ex chiesa dei Disciplini di Remedello che, oltre allo splendido ciclo di affreschi cinquecenteschi (ben 350 metri quadrati di superficie), attribuiti ad Orazio De Rossi, contiene anche il locale Museo Civico Archeologico. Due tesori in uno, premiati con 1.654 segnalazioni. Neanche poche, se si pensa che gli abitanti del paese sono più o meno il doppio. E qui sta la prima lezione. Perché se è vero che, come dice la direttrice del museo di Remedello, metà delle segnalazioni è arrivata dal paese, un remedellese su quattro si è preso la briga di fare il tifo per il gioiello di casa. Insomma, da quelle parti sanno come fare squadra per centrare un obiettivo. Non altrettanto si può dire, classifica alla mano, per il resto dei bresciani. A Padernello, per dire, anche per colpa di un bisticcio organizzativo tra firme cartacee e online, anziché unire le forze, le hanno divise: il borgo ha raccolto 1.075 voti, il castello 456. Consoliamoci pensando che sono ammirevoli entrambi, che l'uno magari piace più agli appassionati di storia e architettura e l'altro a quelli di enogastronomia (la concentrazione di ristoranti ha fatto parlare di village gourmand). Ed è anche vero che l'incasso delle locande serve in parte a finanziare il recupero del maniero. Ma, alla fine, il risultato è stato che si sono separati i voti, anziché sommarli. Inghippo di Padernello a parte, a colpire è, più in generale, la scarsa partecipazione dei bresciani al censimento (a meno di pensare che, colpiti da una forma di campanilismo al contrario, si siano messi tutti a votare per luoghi fuori dai confini provinciali). Sommando i voti presi dei primi dieci luoghi o tesori bresciani in classifica, si arriva a 4.103 segnalazioni. Meno della metà di quanto abbia preso, da solo, il luogo lombardo più votato: la casa-museo Fantoni di Rovetta, in provincia di Bergamo, scelta da 8.497 persone. Sarà magari che i bresciani sono ottimisti e pensano che il loro patrimonio artistico e architettonico stia meglio che altrove, che qui i luoghi del cuore, più che da salvare, siano già salvi. E la Rocca d'Anfo, allora? E l'ex polveriera di Mompiano, pure segnalate nel censimento? Si dirà che, abituati a stare coi piedi per terra, i bresciani non si fanno illusioni sull'efficacia di un censimento per veder curate eventuali magagne (anche se accendere i riflettori, pure in materia di restauri, è spesso il primo passo per sperare di tornare gli antichi splendori). Tanto per fare un esempio, non sarebbe stato bello che, accanto magari alla Cittadella di Alessandria (prima con 53.953 segnalazioni), sui giornali campeggiasse la fotografia del castello del Cidneo, al cui recupero, anche di recente, si sono dedicati impegnativi convegni? Invece, il castello di Brescia ha incassato appena 23 segnalazioni (neanche sufficienti a riempire un torpedone per turisti). E, sui gradini più bassi del podio, sono finiti due siti foggiani: la chiesa di San Nicola a San Paolo di Civitate e l'abbazia benedettina di Monte Sacro, a Mattinata sul Gargano. Hanno incassato più di 50 mila segnalazioni ciascuna. Ora, nessuno mette in dubbio bellezza, fragilità e urgenza di tutela dei due capolavori pugliesi. Resta però il fatto che la provincia di Foggia conta poco più di 600 mila abitanti, quella di Brescia il doppio. Era davvero così difficile piazzare qualche tesoro bresciano più in alto in classifica? Tutti a dire che bisogna fare squadra e, invece, quando serve davvero, ognuno per la sua strada. Se l'unione fa la forza, come si dice, la disunione rischia invece di fare la rovina. O il rudere.