Un parco a rischio di smembramento. È lo Stelvio, che insieme al Parco nazionale svizzero, al Parco Adamello-Brenta e al Parco regionale dell'Adamello, forma una vastissima area protetta di quasi 400 mila ettari nel cuore delle Alpi. Dopo che per quasi un secolo il suo assetto unitario aveva resistito a tutti gli assalti, ora questo parco rischia di cadere vittima dei giochi della politica, finendo spacchettato in tre unità minori. La minaccia che incombe su questa preziosa area, di cui i politici non ci parlano, ha suscitato una dura presa di posizione del Club alpino italiano, di Federparchi e di Legambiente. I problemi per lo Stelvio risalgono al 2009 quando, in base a un accordo tra lo Stato e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il suo territorio avrebbe dovuto passare in gestione alla Lombardia e alle due Province autonome trentine e altoatesine. L'accordo di regionalizzazione del parco, ratificato dal Parlamento nel dicembre 2010, è stato per fortuna bloccato dal presidente Napolitano nel marzo 2011. Il Pd sostenne allora che Berlusconi aveva «venduto» il parco agli altoatesini in cambio dell'astensione della Südtiroler Volkspartei dalla fiducia al governo Berlusconi IV. Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, per protesta abbandonò allora il Pdl, in cui sarebbe poi rientrata. Il rischio di oggi è che lo sventurato parco, che per oltre il settanta per cento rientra nel territorio della Lombardia, finisca come merce di scambio negli accordi per le prossime elezioni. E se nel 2009-10 a negoziare il voto autonomista era Berlusconi, ora è il Pd a promettere di smembrare l'area in cambio dei consensi nell'urna provenienti dalle regioni dolomitiche. Certo è che, in seguito all'operazione Berlusconi-Durnwalder, il più esteso parco delle Alpi è da alcuni anni privo dei suoi organi di governo e non può pianificare alcuna azione di sviluppo. Una situazione paradossale, che va ad aggiungersi alla macchinosità burocratica che da decenni ne paralizzava la gestione. Sono del tutto evidenti i rischi che il declassamento del Parco dello Stelvio comporta. La tendenza dominante a livello internazionale è di creare aree protette interconnesse fra loro, in modo da istituire estesi spazi a beneficio della biodiversità. Anche le politiche di valorizzazione europee sono sempre più transnazionali. In Italia invece, con intempestività sciagurata, ci si appresta a erigere assurdi steccati, ritagliando confini che non corrispondono ad alcuna logica naturale. Senza farsi tentare da pensieri peggiori, queste anacronistiche scelte ci danno un segnale in più della scandalosa impreparazione della nostra classe politica in materia di conservazione ambientale. La Lombardia, per fermarci all'area di nostro più diretto interesse, ha sofferto negli ultimi vent'anni una gestione del territorio altamente speculativa, che ha inflitto profonde ferite al paesaggio e ha comportato un consumo di suolo sempre più allarmante. Gli elettori lombardi dovranno subire anche lo smembramento di uno dei più antichi e gloriosi parchi nazionali italiani?
Corriere della Sera
19 Febbraio 2013
La minaccia allo Stelvio
FR
Franco Brevini
Corriere della Sera
Il Parco dello Stelvio, insieme ad altri due parchi, forma una vasta area protetta di 400 mila ettari nel cuore delle Alpi. Il parco rischia di essere smembrato in tre unità minori a causa di una minaccia politica. La minaccia risale al 2009, quando l'accordo tra lo Stato e le Province autonome di Trento e Bolzano avrebbe dovuto passare il territorio del parco in gestione alla Lombardia e alle due Province autonome trentine e altoatesine. L'accordo fu bloccato dal presidente Napolitano nel 2011. Oggi, il Pd promette di smembrare l'area in cambio dei consensi nelle elezioni.
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