Superato lo scoglio dei ricorsi al Tar tra le imprese concorrenti, potrebbero volerci ancora tre mesi per l'inizio dei lavori al Colosseo: a rivelarlo è il segretario generale del Mibac, Antonia Pasqua Recchia. Dopo il vertice al dicastero, è in corso il monitoraggio sul lato nord dell'anfiteatro, per fissare le parti più danneggiate. Lo scopo è quello di ridurre il rischio di distaccamenti: la fascia di sicurezza intorno al monumento, così, potrebbe essere più vicina ai 10 metri voluti dal sindaco che ai 15 indicati dalla soprintendenza. Chiusa la disputa giudiziaria tra le imprese concorrenti il Tar ha riconosciuto alla Gherardi Costruzioni, prima classificata, l'aggiudicazione dei lavori di restauro del Colosseo rimane l'incognita dei tempi. «Forse, per l'apertura dei cantieri ipotizza Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del Mibac bisognerà aspettare ancora tre mesi». Dopo il tavolo tecnico al Collegio Romano, la riunione ai vertici chiesta da Gianni Alemanno per approfondire la questione della «zona rossa» intorno al monumento, si stanno completando gli atti amministrativi, rallentati dai ricorsi e dalla scarsa sintonia tra il sindaco e la soprintendente Mariarosaria Barbera. E però, dall'incontro sarebbero già emerse alcune novità: «La soprintendenza è impegnata nella messa in sicurezza rivela Recchia e sono in corso ulteriori interventi di verifica con i vigili del fuoco». Lo screening con il braccio mobile consente, infatti, di fotografare lo stato di salute dell'anfiteatro. Lo step successivo è quello di rifissare piccole parti danneggiate sul lato Nord, circa un terzo del circuito, per diminuire il rischio di distaccamenti. «Ma la statica del Colosseo insiste il segretario generale del Mibac non è in pericolo. La caduta di frammenti riguarda la conservazione». La «terapia locale», tuttavia, potrebbe risolvere uno dei problemi più controversi: la fascia di rispetto intorno al manufatto, a protezione di passanti e visitatori. Se i micro risanamenti riducono la probabilità di nuovi crolli, l'area di rispetto potrebbe restringersi: più vicina ai 10 metri voluti da Alemanno che ai 15 indicati dalla Barbera. L'ultima parola, in ogni caso, spetta al Campidoglio: «La Soprintendenza formula le sue osservazioni, ma la sicurezza su piazza del Colosseo è di competenza del Comune», chiarisce Recchia. In effetti, come mostrano le planimetrie che simulano le due ipotesi, la differenza è sostanziale: la fascia di 15 metri, che sconfina sul marciapiede e nella zona interessata dai cantieri della metro C, sarebbe compatibile solo con la chiusura al traffico di via dei Fori Imperiali. Con la riduzione a 10, invece, il marciapiede e la fermata dell'autobus non sarebbero toccati. Rimane, poi, la questione dei lavori della subway: secondo Federica Galloni, direttore per i Beni archeologici e paesaggistici del Lazio, «sarebbero dovuti iniziare a febbraio, ma non conosciamo ancora la data precisa. Siamo in attesa degli eventi». Opposta la versione che filtra da Palazzo Senatorio: «Tutti i permessi sono pronti assicurano i bene informati ma finché non si definisce la questione della fascia di sicurezza la ditta non può partire. I motivi ostativi sono risolti da fine gennaio, manca solo il via libera della soprintendenza».