LA LEGGE che regolamenta le elezioni infatti proibisce di affiggere stampati, giornali, manifesti di propaganda elettorale fuori dagli appositi spazi assegnati alla lista. E questi gazebo che in teoria dovrebbero servire «per effettuare iniziative di carattere pubblico nell'ambito della campagna elettorale » e in pratica servono solo per attaccare il faccione e farlo vedere, così, per dirne qualcuna, in piazza Vittorio, in piazza Santa Maria Maggiore, in corso Vittorio Emanuele, in largo dei Lombardi, in viale Marconi, in piazza Bologna, come nel caso di Giorgia Meloni (o anche in quello di Antonello Aurigemma, Pdl, dell'Assessore alla Mobilità), sono assolutamente «proibiti». I gazebo, infatti, «non devono presentare raffigurazioni, fotografie, simboli, diciture colori direttamente o indirettamente richiamino formazioni politiche o candidati». Quanto alle plance, sono state messe davanti a tutto: scuole, fermate di autobus, monumenti, parchi, giardinetti. Già diverse associazioni come Cittadinanzattiva qualche giorno fa hanno presentato un esposto in Procura perché creano problemi ai disabili e ai pedoni. L'altro abuso è quello dei manifesti elettorali che, come dice il segretario dei radicali Riccardo Magi (candidato per la lista Amnistia Giustizia Libertà), «invadono ogni spazio, dagli impianti comuna-li, quelli Spqr danneggiando il comune e gli acquirenti privati che hanno pagato anticipatamente al comune quello spazio alle mura dei palazzi storici». Insomma, un vero e proprio Far West. Eppure dicono alla prefettura che per le contravvenzioni ci sono in giro sei squadre di vigili urbani per tre turni al giorno e un camioncino Ama che fa "disaffissione": peccato che staccando i manifesti di una plancia da 32 pannelli (in totale sono 1400 da 32 pannelli ciascuna, vale a dire 44mila e 800 facciate), il camioncino sia già pieno e perciò costretto a raggiungere il deposito per svuotarsi e ripartire. Attaccare il proprio manifesto nello spazio di un altro o in un luogo non deputato comporta una multa fino a 1.032 euro a manifesto. Eppure ci sono aziende di «comunicazione esterna» che propongono ai candidati i propri servizi, garantendo «copertura (quotidiana, anche due o tre volte al giorno, ndr) di tutte le plance elettorali con grandissima visibilità del candidato, e colpo d'occhi davvero importante».