Sulla delicata questione del «raddoppio ferroviario» che Rete ferrovie italiane vuole imporre ad una città che - all'unanimità, seppure tardivamente - si è espressa contro un progetto che devasterebbe il centro storico, interviene anche la sovrintendente di Catania architetto Vera Greca con una propria nota che riportiamo di seguito. «Una delle prime questione che ho voluto approfondire, immediatamente dopo il mio insediamento presso la Soprintendenza di Catania, avvenuto il 5 settembre 2010, è stato proprio il progetto delle FS relativo al cosiddetto interramento della stazione Centrale e il raddoppio del binario nel tratto da Castello Ursino a Bicocca. Infatti, oltre ai ben noti problemi già trattati nell'edizione di sabato 16 febbraio u. s., e relativi allo sventramento delle aree in centro storico e agli scavi in una zona archeologica che è tra le più preziose della città, il progetto di "interramento" della stazione, in realtà è un semi-interramento, una trincea in cui dal livello della stazione interrata, si risale verso quello esistente del piano del ferro sugli Archi della Marina: un elemento che crea ulteriore disturbo, e di fatto non restituisce la città al mare, proprio perché è una trincea ampia quanto il doppio binario e profonda, che costituisce barriera e non certo elemento di connessione. Proprio per approfondire tecnicamente le problematiche progettuali, nell'edizione di Plantarum Aetna del 2011, su proposta della Soprintendenza e grazie alla collaborazione con l' Università, Scuola Superiore di Catania, Laboratorio Pro. ve. pa, e l'Aiapp Sicilia (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio), è stato realizzato un worshop il 18, 19 e 20 febbraio, dal titolo "Paesaggi urbani lineari": elaborazione di proposte progettuali per il recupero del waterfront della città di Catania, attraverso un'ipotesi di interramento della ferrovia, la realizzazione di un "parco lineare", collegamento tra Piazza Europa, la Stazione Centrale ed il Castello Ursino. Il worshop è stato diretto dall'architetto paesaggista portoghese Carlos Ribas, dello studio PROAP, uno dei più rinomati atelier europei di architettura del paesaggio, ed ha sviluppato idee e suggestioni progettuali per tutta la fascia lineare a mare liberata dai binari, dal nodo di Ognina fino al porto, restituendola alla città e alla fruizione pubblica, attraverso una sorta di green way e un parco lineare costiero. Il masterplan ha messo in evidenza anche il potenziale utilizzo degli Archi della Marina come prolungamento della green way che partirebbe da Ognina, e che arriverebbe a piazza Federico di Svevia a quota sopraelevata, ricalcando così l'esempio notissimo della High Line di New York, riconversione di una linea ferroviaria in disuso come percorso pedonale con verde pensile e panoramico, opera pluripremiata e famosissima, divenuta ormai un'icona mondiale. Penso che quest'azione, oltre alla doverosa tutela che negli anni la Soprintendenza ha esercitato, negando l'autorizzazione per detto progetto, e proseguita fino al recente diniego per le perforazioni, sia un importante contributo propositivo, e che, al pari di altre questioni di primaria importanza, come l'Oasi del Simeto, il Green Plan, o Librino, oggetto di analoghe azioni, rende ben chiaro il concetto di tutela attiva che l'istituzione che mi onoro di rappresentare, ha inteso potenziare e sperimentare nei confronti del territorio». 18022013