Sull'ipotesi del Contorta il dubbio della Via VENEZIA Con i soldi (o meglio una parte) per gli studi sulla mitigazione del Mose si deciderà quale sia la soluzione migliore per spostare le grandi navi da San Marco. O, altrimenti, un finanziamento ad hoc da parte non solo del governo, ma anche del Comune di Venezia e dell'Autorità portuale. Ciriaco D'Alessio, presidente del Magistrato alle Acque, non ci sta a fare la figura di quello che incaricato dai ministri Corrado Clini e Corrado Passera di occuparsi del dossier sulle alternative sta rallentando il progetto. «Purtroppo gli studi, tanto più su una questione così complessa, costano e senza fondi non si può partire», dice D'Alessio. Per questo il presidente a fine gennaio ha scritto ai due ministri a Roma per chiedere appunto l'autorizzazione a «stornare» alcuni fondi già stanziati per il Mose oppure la rassicurazione che verrà istituito un apposito capitolo di spesa. «Serviranno alcune centinaia di migliaia di euro - continua - anche se poi il costo può aumentare a seconda del grado di approfondimento». Quel che è certo è che uno studio comparativo di questo tipo non è una passeggiata. L'ossatura base sarebbe in carico all'organico di palazzo X Savi, ma serviranno sicuramente importanti apporti esterni, dalle analisi di laboratorio ai modelli idraulici. «Dobbiamo valutare in maniera approfondita gli effetti e gli impatti sulla laguna - dice D'Alessio - poi per quanto riguarda il costo bisogna valutare quanti metri cubi bisogna scavare e soprattutto che tipo di fanghi ci sono: a seconda della categoria cambia la spesa per la rimozione». Solo a quel punto si potrebbe essere in grado di fare un preventivo di spesa più preciso. Venerdì, a margine del convegno di Confindustria Venezia, il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa aveva detto che l'ipotesi del canale Contorta Sant'Angelo resta la più economica: 65 milioni di euro, a fronte di cifre che vanno dai 200 ai 600 milioni per quelle che coinvolgono il canale Vittorio Emanuele. Il presidente del Magistrato alle Acque però non si ferma al problema dei costi. «Non è una questione solo di costi, la cosa più importante è trovare la soluzione che preservi l'integrità della laguna - dice - Anche se costasse di più, va scelta l'ipotesi meno impattante, visto che ormai siamo comunque tutti d'accordo che le grandi navi non possano passare in bacino San Marco». In realtà però non va sottovalutato un altro aspetto oltre a quello economico, più strettamente procedurale. A vantaggio dell'ipotesi Vittorio Emanuele c'è infatti il superamento della necessità della valutazione di impatto ambientale: in quel caso infatti si tratterebbe solamente dell'allargamento di un canale già esistente, mentre lo scavo del Contorta Sant'Angelo dovrebbe per forza passare per una procedura di Via nazionale. «A meno che il governo non decidesse di affidare l'opera a un commissario ad hoc per accelerare tutto». La questione però ormai è nelle mani del nuovo governo che uscirà dalle elezioni della prossima settimana. Venerdì il presidente degli industriali veneziani Luigi Brugnaro aveva lanciato l'ipotesi di creare un nuovo canale esterno alle Trezze, in modo da «accorciare» il tragitto verso la Marittima. Ipotesi che però, in presa diretta, è stata bocciata da Costa: «Costerebbe molto e richiederebbe comunque il raddoppio del canale esistente per introdurre il doppio senso», ha detto il presidente dell'Autorità portuale.