La lettera del sig. Zanardo del 5 febbraio scorso ha indubbiamente il merito di focalizzare il tema grandi navi con argomenti dettati dal buon senso, prospettando soluzioni ragionate e ragionevoli, di più ampio respiro, certamente dettate da sicuro e disinteressato affetto per Venezia. La querelle grandi navi ha senz'altro il merito di aver dato almeno un'accelerazione ad una serie di riflessioni sul futuro della città e della laguna. La sensazione che essa si trovi adesso di fronte a decisioni che imposteranno in modo netto il suo assetto futuro è largamente percepita, così come è avvertito il rischio di una crescente banalizzazione del centro storico da un lato, e di una caotica urbanizzazione della terra ferma dall'altro. La prospettiva di intraprendere trasformazioni radicali a lungo termine del territorio e del tessuto urbano senza una reale e percepita finalità di miglioramento, sia della qualità della vita dei residenti sia della fruibilità e dell'estetica della città, rende invariabilmente indigesta - ne abbiamo innumerevoli esempi sia a Venezia che a livello nazionale qualsiasi opera infrastrutturale che non abbia avuto prima della messa in opera un largo consenso fra la cittadinanza. Proprio adesso paradossalmente, in un momento di estrema difficoltà per tutto il settore dell'industria pesante nazionale ed in particolar modo per il polo di Marghera, si scorge la concreta possibilità di reimpostare tutta la politica di gestione del territorio comunale e la finalità economica stessa della città metroplitana. E dunque una scelta coraggiosa e al passo con le più brillanti realtà urbane moderne (Stoccolma, Helsinki, tanto per citare due città europee circondate dall'acqua), abbandonando definitivamente il modello basato sul binomio polo industriale-centro storico. Venezia e la sua laguna intese come un unicum, la città metropolitana come un grande parco, padiglione espositivo dei suoi gioielli: Arte-Architettura-Cultura-Natura. Senza andare troppo lontano, la Riviera del Brenta rende bene l'idea. Al di là della Torre Cardin, è il concetto del centro storico inteso come giacimento aurifero che stride con l'immensa portata del fascino di Venezia e della delicatezza dell'ambiente lagunare. Serve invece un progetto d'insieme visibile e condivisibile sul futuro di Marghera, organico allo sviluppo dell'area metropolitana. Serve un protocollo "etico" di servizio al turista, concordemente adottato dagli addetti al settore. La visita a Venezia intesa come l'arrivo in un territorio più vasto ed irripetibile e non solo l'arrivo a piazza San Marco. Venezia è una città ancora da inventare. La consapevolezza che Venezia è prima di tutto un patrimonio dell'umanità sia dunque la molla per un serio e pacato dibattito sul futuro della città e della laguna, a cui mi auguro partecipino con idee e riflessioni il maggior numero di persone, siano essi o no cittadini di Venezia, amministratori o gente comune. Nicola Telloli