PRENDIAMO il lungomare. Per alcuni è soggetto a vincoli di varia natura (paesaggistici, ambientali, stradali) tanto da essere considerato "intoccabile". Per altri, invece, rappresenta uno straordinario luogo sottoutilizzato nelle sue potenzialità, che potrebbe ridare slancio all'immagine e allo sviluppo, economico e turistico, della città: come? Si va a tentativi, intanto si chiude alla circolazione, poi si vede. Tra una storia cristallizzata e una storia possibile da disegnare e inventare, pare non si riesca a individuare un percorso ragionato, condiviso e realizzabile gradatamente. In altri termini, da un lato i conservatori (così è sempre stato, così sempre dovrà essere), dall'altro i rivoluzionari (si cambi tutto, non importa come o se in peggio, purché si cambi). La stessa triste vicenda si è ripetuta in passato per la piazza del Plebiscito. Liberata dalle auto, destinata ai grandi eventi, non è riuscita ad avere una sua funzionale "ordinarietà": vuota, bella ma tremendamente triste, inutilizzata o sottoutilizzata anche dal punto di vista turistico. La mancanza di risorse e di iniziative del "pubblico", la diffidenza verso il "privato", i veti e in vincoli incrociati di questo e quell'altro ente, e il porticato della chiesa è oramai ridotto a un luogo fatiscente e puzzolente, tristemente adagiato su una piazza desolata. Il lungomare, piazza del Plebiscito: specchi della politica, incapace di conciliare istanze radicali di cambiamento, istinto naturale di conservazione del senso storico dei luoghi, necessità di trasformare i luoghi storici e artistici in volano di sviluppo. Una politica immagine di un territorio imprigionato tra vincoli e improvvisazione. La proposta politica non riesce a trasformare il forte desiderio di cambiamento dei cittadini in programmazione razionale dell'ordinario. Da un lato la politica tradizionale che si rinnova lentamente e senza la necessaria convinzione; dall'altro la "nuova" politica, senza radici o storia, incapace di amministrare anche se stessa. I conservatori che non osano e i rivoluzionari che osano troppo. Tra improvvisazione e paura di liberarci dai vincoli, si avverte la necessità di trovare un equilibrio. Costruendo un progetto che coinvolga e non escluda. Partendo dalle risorse locali e aprendosi alle risorse esterne, a partire da quelle finanziarie. Senza improvvisare e senza temere di infrangere i vincoli obsoleti. Senza ansia di prestazione. Il lungomare forse è stato troppo frettolosamente liberato dopo essere stato troppo a lungo imbalsamato. Piazza del Plebiscito è stata per decenni un blasfemo parcheggio ed è da un ventennio un museo senza vocazione. I partiti e gli amministratori che si succedono nella gestione del territorio devono competere sulle idee ma rispettarsi, collaborare, cucire i progetti e non abbandonarli. In questo senso il dialogo senza polemiche del 14 febbraio tra Caldoro e Bassolino è una notizia positiva. Come se Caldoro avesse riconosciuto che demonizzare il passato non è utile, alla fine, nemmeno al presente.
NAPOLI - i luoghi desolati
Il lungomare e la piazza del Plebiscito sono due luoghi storici e artistici della città che sono stati oggetto di vincoli e di vincoli incrociati, rendendoli inutilizzati e tristi. La politica tradizionale e la "nuova" politica non riescono a trovare un equilibrio tra conservazione e innovazione. È necessario trovare un progetto che coinvolga e non escluda, partendo dalle risorse locali e aprendosi alle risorse esterne. Il dialogo tra i partiti e gli amministratori è importante per collaborare e cucire i progetti. La liberazione del lungomare e la destinazione della piazza del Plebiscito a eventi e attività turistiche potrebbe essere un passo importante per il loro sviluppo.
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Luogo