L'anfiteatro Flavio era il punto di attrazione di un quartiere-macchina dei giochi, oggi celato da una cintura di asfalto. I rischi senza la pedonalizzazione Tabernae e negozi lo circondavano, con i colori e il chiasso dei commerci, su tre lati e ben oltre i soli mesi estivi in cui si tenevano i giochi. E poi c'era un intero quartiere, esteso verso est, che brulicava di gladiatori, marinai, medici, armieri, e di animali. Mentre lui se ne stava rintanato lì, tra le alture piene di palazzi dei colli Celio, Oppio, Velia e Palatino, nascosto allo sguardo dei visitatori giunti ad ammirarlo. Ma pronto a esibire la sua impressionante, colossale maestà non appena i forestieri avessero superato il triportico che lo cingeva a 25 metri di distanza dall'ellisse marmorea. Il Colosseo, insomma, non era solo nella Roma dei Flavi. Era una (magnifica) testa di ponte. Il punto di attrazione massima di un «un quartiere-macchina dei giochi» come lo definisce Rossella Rea, l'archeologa della Soprintendenza statale che si prende cura del monumento ancora tutto da scoprire. Una città del divertimento celata, oggi, ai milioni di turisti calamitati ogni anno verso il simbolo dell'Urbe. Ma anche nascosta sotto la cintura di asfalto e smog che circonda ancora l'arena. La storia del cantiere va ben oltre l'anno 80 dopo Cristo dell'inaugurazione dell'anfiteatro Flavio, voluto da Vespasiano (morto un anno prima) e portato avanti dai suoi figli, gli imperatori Tito (69-81 d.C.) e Domiziano (81-96). Fu sotto quest'ultimo, infatti, che il quartiere dei ludi si sviluppò verso l'attuale via Labicana attraverso 8 edifici. Il primo è il Ludus Magnus, il più grande e più noto, in parte rimesso in luce negli anni Trenta e oggi malridotto visto che il parziale crollo di un anno fa aspetta ancora un restaurato; era la palestra dove i gladiatori si allenavano, con l'anfiteatro, la sua piccola arena, gli spogliatoi e l'armeria: spazi, oggi sotto il livello della strada, alla cui cura attende la Sovrintendenza comunale. Poco più in là, dormono i resti dello Spoliarum, del Saniarium, Degli Armamentaria, dei Misenatium. Gli altri edifici del luna park dei Flavi, grande 7 ettari, erano il Ludus Dacicus, il Ma-tuti-nus, e il Summum Choragium. Del triportico alto due piani, che abbracciava il Colosseo tranne che sul lato verso la via Sacra, rimangono invece diverse testimonianze. Alcune monete ma, soprattutto, i resti dei pilastri che, su plinti marmorei e con le colonne addossate, gareggiavano in possanza con le arcate del primo ordine dell'anfiteatro. Di questo recinto porticato, staccato dal Colosseo ma pronto ad accogliere il pubblico dei giochi offrendogli ospitalità, libagioni e riparo, rimangono alcuni pilastri, altri vennero inglobati nei bagni pubblici. La storia e la forma esatta del triportico del Colosseo, una sorta di centro commerciale d'età Flavia, è ancora tutta da scoprire. E altri importanti resti, insieme a quelli del Tempio della Pace, potrebbero essere riportati alla luce se passa la linea della pedonalizzazione dell'area sottoscritta con il twitdibattito di sei giorni fa dai candidati sindaco Gentiloni, Prestipino, Marchini e Croppi.
ROMA - Colosseo. Quella città del divertimento nascosta ai turisti
L'anfiteatro Flavio, costruito tra il 72 e il 80 d.C. da Vespasiano e completato da Tito e Domiziano, era il cuore di un quartiere-macchina dei giochi a Roma. Il quartiere, esteso su 7 ettari, era circondato da negozi, tabernae e animali, e ospitava anche il Ludus Magnus, la palestra dei gladiatori. Il Colosseo era il punto di attrazione principale, ma era anche un centro commerciale con un triportico alto due piani che circondava l'arena. Il triportico era un recinto porticato con pilastri e colonne che offriva ospitalità e libagioni ai visitatori.
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