LUCCA È il viola, colore che rappresenta la follia, a fare da cornice al nuovo ambiente nel percorso museale nell'ex manicomio di Maggiano, allestito in quello che fu la palazzina dei medici. In sottofondo le voci registrate di pazienti e infermieri che, con dovizia di particolari, talvolta agghiaccianti, raccontano la loro esperienza nel mondo dei dimenticati. Una piccola sala dove troneggiano una lettiga ortopedica, una sedia a ruote di legno e una poltrona odontoiatrica che oggi sembrano antidiluviani. Ai lati tanti strumenti di cura e in alto alcune frasi di Mario Tobino, medico-simbolo dell'ospedale psichiatrico più antico d'Italia, un tempo monastero, istituito nella seconda metà del settecento e attivo fino al 1999, circa vent'anni dopo la legge Basaglia che stabilì la soppressione dei manicomi. "Giovanna era bella Emilia sembra felice Maria era down Battista e Aldo sembrano atleti Solo Vincenzo ha gli occhiali Orlando era un ragazzo, Pietro un bambino ecc". Ciò che però colpisce maggiormente sono le foto dei pazienti, collocate in penombra dietro una rete metallica. I volti spesso sereni e l'aspetto curato di chi è stato internato senza un vero motivo, vittima innocente di una società che condannava senza appello anche soggetti curabili e persone sane, colpevoli solo di appartenere a famiglie impossibilitate al loro sostentamento. "Identità perdute: la stanza dell'uomo": questo il nome scelto per l'ampliamento dell'itinerario museale "Stanze con vista sull'umanità" curato da Alessandra Guidi e inaugurato ieri. La cui visita è stata preceduta da un incontro a cui hanno partecipato il coordinatore di area cultura della Regione Gian Bruno Ravenni e numerosi studenti che hanno potuto ammirare anche il resto del percorso. Le stanze dove Tobino visse a lungo, in cui si conservano i suoi oggetti personali, il camice bianco e un televisore, compagno con i suoi libri, dei pochi momenti di riposo. Nella sala di fronte, avvolta dall'oscurità, fasci di luce illuminano una selezione di strumenti chirurgici e scientifici come l'elettroshock, camicie di contenzione e il guanto volumetrico di Patrizi per registrare le variazioni del polso a seconda dell'emotività. Più avanti la sala di arte terapia dove sono esposti alcuni lavori manuali dei pazienti, tra cui uno straordinario tavolo in legno intarsiato da fare invidia al migliore ebanista. Nella parte centrale flaconi e pillole di psicofarmaci, introdotti sul mercato negli anni Cinquanta, indispensabili per curare soggetti particolarmente "vivaci". Al piano superiore la stanza della poesia con vista panoramica. «Un recupero importante ottenuto in sinergia tra Comune e Provincia, Regione, Asl 2 e Fondazione Cassa di Risparmio che, tramite il suo presidente Arturo Lattanzi, dichiara la sua disponibilità a sostenere future opere di recupero nell' ex manicomio. «Un'esperienza suggestiva, sintesi del percorso umano di migliaia di pazienti, ma anche di chi, in veste di medico, infermiere o inserviente, ha vissuto parte della propria vita tra le sue mura», dice il presidente della Provincia Stefano Baccelli sottolineando la necessità di fare tesoro della memoria storica di questi luoghi di dolore che permettono uno sguardo ampio sul futuro della nostra società. Teoria condivisa dal vice sindaco Carla Reggiannini, che auspica un incremento dei servizi per curare i malati. La cerimonia inaugurale ha avuto anche un momento suggestivo con una lettura tobiniana di Riccardo Nerucci accompagnata dalle note di due sax . «L'evento di oggi mette un altro tassello a un progetto in forte espansione che richiama ormai centinaia di visitatori nei fine settimana» sottolinea il direttore della fondazione Tobino Marco Natalizi che annuncia l'apertura di un nuovo spazio entro dicembre, come quest'ultimo realizzato con materiali di proprietà della fondazione, con impegno economico limitato agli allestimenti.