Piaceranno pure a qualcuno, chi dice di no; ma possibile che tutti quelli cui non piacciono li incontra e deve annotarli sul taccuino questa biro che ogni tanto pure si stanca delle solite lagne? Le giostre e giostrine e baracchette e caravanserraglio da festa patronale, ecco quella che non è una lagna ma la pura descrizione di come è ridotta da prima di Natale la Villa Comunale, centro geometrico della città, quadrato di verde (si fa per dire) dispiegato proprio come un tappeto sotto la Casa Comunale che tanti si ostinano a chiamare Palazzo Castropignano che c'era fino al 1960 quando fu abbattuto per fare posto al palazzone di vetro e cemento in una delle cui stanze è maturata anche questa trovata. Che è stata quella di trasformare la già decrepita Villa (aiuole-galoppatoio, piante spelacchiate, lecci perimetrali le cui chiome quasi toccano terra) in un luna park periferia. D'accordo, la ruota panoramica sta anche al Prater di Vienna, a Parigi e Londra, ma vuoi paragonarle a quella-mignon di Caserta? E la giostrina con sedili appesi, quella che per i grandi si chiama ''calcinculo" e per i bambini ''calcioalsederino"? E la baracca-trepalleunsoldo rutilante di luci spaparanzata proprio di fronte alla Casa Comunale? E non dimentichiamo le baracchette dispensatrici di mozzarella alla brace (gustosa, chi dice di no), cannoli ripieni (buoni, chi dice di no), cornetti e popcorn (come se nei pressi non ce ne fossero di bar, anzi) che sono tutti ingredienti da festa di Sant'Anna di una volta, che pure strideva in pieno corso Trieste, e non accessori per rendere più elegante la Villa cittadina. La quale nel 1996 fu promossa a Orto Botanico col restauro fattone dall'imprenditore Mario Pagano per, se non sbagliamo, oneri di urbanizzazione dovuti. Ma di quell'Orto resta, ormai, lo spelacchiamento generale, vialetti e acciottolato interni rovinati dagli automezzi che ritualmente vi scaricano caravanserragli, molte panchine in ghisa che da due piazze sono monopiazza e finiamola qui perché la Villa è là, sotto gli occhi di tutti. A reclamare un nuovo restauro e tocchi di eleganza, magari sponsorizzati, visto che di carità si campa, da giostrai, rigattieri e popocornai vari.