Si è conclusa da poco alla galleria Jannone di corso Garibaldi una bella mostra dedicata a Dino Buzzati pittore. All'ombra di un Duomo stilizzato immerso in un verde intenso, erano esposte alcune delle opere più tipiche dell'autore di «Un amore»: dipinti nati per illustrare romanzi o racconti, o soltanto per seguire il filo onirico di una fantasia sempre sorprendente: donne sensuali e provocanti, animali giganti, figure piccole e ironiche, ombre inquietanti Non era una mostra particolarmente ampia, una ventina di quadri in tutto. Inoltre, fatto raro per un contemporaneo, nessuna opera era in vendita: provenivano tutte da una proprietà privata, quella della moglie di Buzzati, Almerina. Eppure la rassegna ha registrato un incessante flusso di visitatori. Il buongiorno si è visto dal mattino, alla vernice, quando una gran folla ha festeggiato la riedizione di un libro prezioso di Buzzati, «Le storie dipinte», curata dal miglior buzzatiano in circolazione, Lorenzo Viganò, come lui giornalista qui in via Solferino. Dopo di allora, per tutto il periodo dell'apertura i visitatori non sono mai mancati. Chi, come me, è andato durante il weekend, a portone chiuso, è stato accompagnato dal suono costante del citofono. Mentre chiacchieravo con la gallerista, guardavo di sottecchi i visitatori: molti in età, guidati forse dal desiderio di rivivere le sensazioni provate un tempo leggendo uno dei libri più belli di Buzzati, «La famosa invasione degli orsi in Sicilia», così popolare tra i bambini di tante generazioni cresciute alla lettura prima dell'era di Harry Potter. Ma c'erano anche ragazzi e ragazze, di quelli a cui Buzzati non ha mai smesso di piacere. Non è una sorpresa: a quarant'anni dalla morte, lo scrittore bellunese resta uno dei più amati dai lettori. È un amore duraturo a dispetto di un certo snobismo di alcuni critici con la puzza sotto il naso, che hanno considerato l'autore «facile» e che a Milano è sempre stato particolarmente intenso. Amore reciproco: a Milano Buzzati ha trascorso tutta la sua vita adulta. Sarebbe bello se ora la città fosse in grado di testimoniare quell'amore, creando un luogo (direi un museo, se la parola non mi paresse in contrasto con lo spirito dell'autore) buzzatiano permanente. La possibilità ci sarebbe, e come. I quadri esposti alla galleria Jannone sono solo una minima parte di quelli che Almerina conserva nel suo appartamento, dove negli anni Sessanta ha abitato con a lui. Lì c'è una collezione imponente di dipinti, disegni, che riempiono intere pareti, dal pavimento al soffitto. E poi lettere, articoli, appunti, fotografie, documenti autografi. Un patrimonio che per la nostra città ha un valore affettivo oltre che artistico e letterario. Coraggio, Milano, offriamo ad Almerina la possibilità di un posto dedicato dove si possa conservare e mostrare questo patrimonio, rendendo omaggio all'artista, allo scrittore, al cronista del Corriere. Se in quest'epoca di crisi mancano i denari, di spazi ce n'è in abbondanza. Troviamone uno, allestiamolo ad hoc: per mostrare che a Milano, come alla Fortezza Bastiani, i tartari non sono ancora arrivati.