CCgli operatori non chiedono d'incassare i contributi che spettano loro per legge; implorano semplicemente che i loro crediti siano documentabili presso le banche. Non si tratta di somme così importanti da mettere in crisi il favoleggiato rigore del governatore. La cifra complessiva prevista nel bilancio 2012 è di 13 milioni. Sinora ne hanno beneficiato in quota parte solo i raccomandatissimi San Carlo e Mercadante, per tutti gli altri invece il resto di niente. Perché come ha fatto intendere l'assessore Giancane quelle risorse, una volta formalmente assegnate ai singoli soggetti, diventano debito della Regione Campania. Eccoci al punto di domanda che dovrebbe interessare non solo gli operatori dello spettacolo, ma tutti i cittadini e tutte le imprese campane: quanti altri fondi Palazzo Santa Lucia ha messo a dormire, cioè non ha assegnato ai legittimi destinatari, pur di non certificare la crescita del debito e i numeri veri del disavanzo regionale? Vuoi vedere che il riformismo caldoriano è solo un esercizio virtuosistico (e non virtuoso) della spesa pubblica? La formula segreta messa a punto sarebbe far sparire con il colpo di una mano ciò che l'altra mostra di aver dato, approvando di anno in anno bilanci che non dispiacciano a nessuno, ma rinviando di giorno in giorno la resa dei conti. C'è poi l'altra faccia, quella spudoratamente ottimista e sorridente dell'amministrazione caldoriana, che da qualche tempo ha cominciato a largheggiare nell'attribuzione di fondi europei, addirittura resuscitando alcune delibere bassoliniane revocate nei primi giorni del furore rigorista. La formula, un po' furbesca, è ancora quella usata per gestire e occultare i fondi ordinari, ma qui il meccanismo s'inverte. Non s'impegnano abbastanza fondi europei? Roma e Bruxelles rimproverano l'amministrazione regionale? Forza allora, tutti ad approvare ripartizioni generose! Tanto, fino a quando non scoccherà l'ora delle rendicontazioni, le risorse comunitarie assegnate non faranno debito. In questo clima scanzonato, si registra l'ingenua confessione dell'assessore alla Cultura, rilasciata per iscritto al consiglio regionale in risposta a un'interrogazione del Partito democratico. Con somma urgenza, cioè senza il lavoro preparatorio di un direttore e il parere obbligatorio di un comitato scientifico (in assenza dunque di garanzie formali e sostanziali sulla congruità dei preventivi e sul valore artistico delle proposte), Caterina Miraglia ammette di aver finanziato con fondi Por il "programma semestrale" della Fondazione Donnaregina che, però prevede tra le poche altre cose anche 15 mostre: e non in sei mesi, bensì nei prossimi due anni di attività. La giustificazione addotta è che non si poteva bloccare l'attività della Fondazione regionale che gestisce il museo. Peccato però che nessuna delle 15 mostre da organizzare in tandem con la Fondazione Morra Greco risulti nella programmazione del Madre. Che cosa accadrà? Niente. Scabec, la società in house per la gestione dei beni culturali della Regione Campania, anticiperà le spese che serviranno ai 15 artisti invitati per produrre installazioni "site specific". Opere d'arte che resteranno nelle mani della Fondazione Morra Greco (a maggioranza privata), non della Regione Campania, non del Madre, non della Fondazione Donnaregina. E se domani un tale pasticcio sarà difficile o magari impossibile da rendicontare, che importa? Diventeranno, gli 800 mila euro appostati su quelle mostre, un altro debito della Regione, di cui però dovrà preoccuparsi la futura amministrazione, mica il liberale e liberista Enrico Cisnetto, neopresidente di Scabec. Insomma, se la politica del centrodestra dovesse essere giudicata per le risorse messe in dispensa e per come finge di servirle sul tavolo della cultura direi che si presenta all'italiana, come la solita, indigesta frittura mista di clientelismo e di artifici contabili. Si rassicurino tuttavia i guardiani del bilancio pubblico, la questione che qui si è voluto porre non riguarda la quantità di risorse, ma la certezza dei tempi e dei modi per far circolare i pochi soldi esistenti con procedure democratiche e trasparenti. Mentre si bruciano le ultime risorse vere per la Coppa America e si rinvia l'annuncio del fallimento ormai ampiamente previsto del Forum delle Culture, vorrei solo suggerire alle associazioni e agli operatori più impegnati (per esempio, ai blogger come Tomaselli) di smetterla di vagheggiare menù fantasiosi con connessioni e reti per la distribuzione orizzontale di progetti e competenze allargate sul territorio. Sono chiacchiere! Il tema è difendere, se ancora possibile, la vita quotidiana e il lavoro di ricerca e di proposta cinematografica, teatrale, musicale, artistica delle poche istituzioni culturali sopravvissute all'insipienza caldoriana e all'arroganza demagistrisiana. È qui che le poche risorse disponibili devono essere concentrate e spese nel migliore dei modi. Con l'orgoglio di rivendicare, senza ipocrisie, che il profitto da perseguire con i mezzi della cultura è immateriale, imponderabile, incommensurabile. Si chiama modernità e intelligenza sociale: l'unico futuro che avrebbe un senso far crescere nella nostra città.