Lo studio di Ca' Foscari: l'indotto per la città è di 435 milioni VENEZIA Gli industriali lanciano la «quarta via» per mantenere le grandi navi alla stazione Marittima. Tra Vittorio Emanuele, Contorta Sant'Angelo e Trezze Nord, ora spunta l'ipotesi delle Trezze Sud: a proporla è il presidente Luigi Brugnaro al convegno sull'industria crocieristica a Venezia, alla presenza di tutti gli attori istituzionali, tranne il Comune: il sindaco Giorgio Orsoni ha avvisato qualche ora prima della sua assenza, ma in serata ha smentito motivi strategici. La proposta di Brugnaro, un canale esterno alle Trezze che costeggerebbe le banchine del porto prima di raggiungere il Vittorio Emanuele (parallelo al Ponte della Libertà), avrebbe il vantaggio di non dover scavare da zero il controverso «Contorta Sant'Angelo», via d'acqua diretta tra Fusina e la Marittima, ben vista dal ministero delle Infrastrutture. Pur trovando scettico il presidente dell'Autorità Portuale Paolo Costa «costerebbe molto perché non si sa che fanghi si va a scavare e richiederebbe comunque il raddoppio del canale esistente per introdurre un doppio senso» il progetto di Brugnaro ha reso palese l'opinione di Confindustria Venezia sulle grandi navi: fuori dal bacino San Marco, ma comunque all'attuale terminal passeggeri, che è stato un po' il leit motiv della giornata. «Anche noi siamo per il sì grandi navi in stazione marittima», ha aggiunto Chisso. «Non ci può essere posto migliore - ha spiegato Brugnaro - di sicuro non si può pensare di spostarle fuori dalla laguna: Venezia ha sempre vissuto di navigazione, bisogna salvaguardare l'occupazione e il futuro dei cittadini, non solo la storia e i monumenti della città». Il presidente degli industriali comunque non ha precluso la strada alle altre tre alternative (il canale Contorta Sant'Angelo, il Vittorio Emanuele e il Trezze Nord), specificando però che pur dovendo muoversi per piccoli passi la situazione va risolta il prima possibile. Il perché le navi debbano continuare a entrare in bacino lo ha spiegato lo stesso Costa, presentando uno studio di Ca' Foscari e dell'Univesità di Padova secondo cui il traffico crocieristico nel territorio veneziano vale 435 milioni di euro (il 5,4 del Pil locale) e 6800 posti di lavoro: e ben 365 di questi milioni arrivano dall'indotto delle cosiddette «grandi navi», quelle sopra le 40 mila tonnellate che il decreto Clini-Passera punta a estromettere dal bacino di San Marco. Costa ha poi spiegato il costo dello scavo dei canali: il più economico rimane il Contorta Sant'Angelo (65 milioni), mentre l'ipotesi Brugnaro sarebbe la meno costosa di quelle che passano davanti Marghera (circa 200 milioni). Nella folta platea di spettatori (oltre mezzo migliaio tra industriali e addetti ai lavori), erano presenti anche cinque esponenti del Comitato No Grandi navi, che hanno avuto il permesso di distribuire un volantino: «Serve una valutazione costi-benefici - ha spiegato il portavoce Silvio Testa - non dimenticando che l'indotto è nettamente inferiore ai danni causati all'ambiente ai cittadini da questi mostri: gli imprenditori investano per un terminal fuori dalla laguna, che è anche più sicuro». A riassicurare sul rischio incidenti ci ha pensato l'ammiraglio Tiberio Piattelli, della Capitaneria, insieme a Chisso: «I margini di errore sono infinitesimali, ma si può lavorare per ridurli ancora: - ha detto l'assessore - il dibattito, anche sulla questione ambientale, deve però essere tecnico e non poltico».
Venezia, Grandi Navi. Crociere, la quarta via di Brugnaro. Costa scettico: costerebbe troppo
Il presidente di Confindustria Venezia, Luigi Brugnaro, ha lanciato la proposta di costruire un canale esterno alle Trezze per mantenere le grandi navi alla stazione Marittima. Il progetto avrebbe il vantaggio di non dover scavare da zero il controverso Contorta Sant'Angelo, ma costerebbe molto a causa del costo dello scavo e richiederebbe il raddoppio del canale esistente. Il presidente degli industriali ha anche espresso l'opinione che le grandi navi debbano continuare a entrare in bacino per motivi economici e occupazionali.
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