MILANO Dimenticati e pericolosi. Il quadro dei musei lombardi è allarmante: solo uno su due è sicuro. Infatti sui 307 censiti soltanto 169 hanno ottenuto finora il «riconoscimento ufficiale» dalla Regione: che certifica che sono a norma. Tutti gli altri non sono in regola quanto a impianti antincendio, sistemi di antifurto, barriere architettoniche. Una fotografia con tante ombre e una sola certezza: «I musei corrono troppi rischi», dice Marco Albini, 72 anni, architetto, docente al Politecnico, una vita passata a progettare spazi espositivi permanenti a Milano e in Italia. Le immagini del rogo di Gallarate, con il MaGa divorato dalle fiamme, aprono uno squarcio sulla questione sicurezza. Il problema è grave: «Estintori vuoti, uscite di sicurezza bloccate, scale antincendio fantasma sono una somma di inefficienze che minacciano la sicurezza di chi ci lavora, del pubblico e delle collezioni», spiega Albini che, insieme agli avvocati Giovanni Iudica e Roberto Randazzo, curò nel 2000 l'ultima mappa sulla sicurezza dei musei in Lombardia. Un censimento che era lo specchio di una situazione preoccupante e che purtroppo da allora, tranne rare eccezioni, è rimasta uguale: la metà dei musei della Lombardia non aveva le uscite di sicurezza, il 64 aveva ancora barriere architettoniche, il 33 era privo di un impianto antincendio, il 23 di un antifurto. Tredici anni dopo però, poco o nulla è cambiato. I fondi regionali destinati ai musei, invece, sono stati tagliati. Se fino al 2009 il Pirellone stanziava 1,8 milioni di euro l'anno, dal 2010 il finanziamento è stato dimezzato per colpa delle ristrettezze di bilancio. Claudio Gamba, dirigente regionale al patrimonio artistico, ammette che, con la spending review, la partita sulla sicurezza è difficile da vincere: «Eppure senza il rispetto dei sette requisiti previsti dalla normativa, niente riconoscimento regionale e, quindi, un pericolo sempre in agguato».