Una Lombardia sostenibile sembra un sogno, osservando l'agenda politica che discute di grandi opere e non di una nuova visione di sviluppo. Siamo in piena campagna elettorale, e se a livello nazionale l'ambiente è sostanzialmente scomparso (fa un certo effetto vedere in paesi come Germania e Francia partiti ecologisti che raccolgono percentuali a due cifre e sono attori fondamentali dello scenario politico mentre in Italia sono ormai prefisso telefonico) , anche in Lombardia, se escludiamo poche eccezioni, il confronto è sulle tasse, come a livello nazionale. Sono tante le cose che si potrebbero fare, non solo avendo più risorse, ma utilizzando diversamente le risorse disponibili. Tema fondamentale ovviamente, ma quando sento che trattenere in Lombardia il 75 per cento delle tasse consentirebbe di realizzare 6 BreBeMi, mi cadono le braccia. In sintesi il concetto fondamentale per rilanciare l'economia di questa regione, e volendo allargare la visuale, anche di questo Paese, si potrebbe riassumere in uno slogan molto semplice: riqualificare anziché costruire. La Lombardia è per metà montuosa, e monitorare e ridurre il rischio derivante dal dissesto idrogeologico consentirebbe di attivare lavori utili, con ricadute importanti per l'occupazione e le comunità del nord della regione. Ho voluto partire dal dissesto idrogeologico, ma le politiche ambientali che si potrebbero perseguire sono molte, se si volesse davvero dare un contenuto al concetto di sostenibilità. Bisognerebbe innanzitutto porre uno stop immediato al consumo di suolo agricolo, consentendo di costruire solo su terreni già edificati; il governo Monti aveva provato a far passare questa norma, ma come in tanti altri casi, è caduto prima di arrivare al traguardo. Se le tasse, che sembrano essere l'unico tema su cui discutere, venissero modulate in chiave ambientale, si potrebbero realmente riorientare moltissime risorse. Se la fiscalità fosse orientata al recupero e alla ristrutturazione, si potrebbero incentivare i recuperi di materiali, riducendo i prelievi dagli alvei fluviali che tanti problemi provocano sul territorio. Se anche alle infrastrutture si applicasse la logica della ristrutturazione, ingenti risorse potrebbero riqualificare una rete fognaria che in molti casi richiederebbe importanti interventi, potrebbero migliorare le reti ferroviarie per il trasporto locale, senza pensare a frecce dai vari colori che a fronte di riduzioni nel tempo di percorrenza, aumentano i prezzi a livelli inaccettabili per buona parte dei pendolari (l'ultimo caso riguarda il Lombardia Express, sospeso dopo pochi mesi di prova). Mi piacerebbe vedere la Cassa depositi e prestiti finanziare un piano di bonifica delle aree contaminate o dell'amianto, ancora oggi alla ricerca di discariche in giro per la regione. Mi piacerebbero tante cose diverse rispetto alla Lombardia del passato. Molte non sono utopie, sono scelte, politiche.