La «ferita» di Napoleone, come l'ha chiamata l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, «è insanabile». Lui che prese la chiesa di San Pancrazio e la trasformò in una sala da estrazione della lotteria. Oggi è un museo, il Marino Marini, ma «l'impatto emotivo della visione libera, dall'esterno, del Sacello dei Rucellai, non sarà più possibile». Da ieri la Cappella Rucellai in piazza San Pancrazio è stata riaperta al pubblico dopo il restauro. Torna quindi visibile lo «scrigno» che custodisce uno dei capolavori dell'Alberti: il Tempietto del Santo Sepolcro realizzato nel 1467, esatta copia in scala di quello di Gerusalemme. Sia la cappella che il tempietto sono stati restaurati grazie alla Fondazione Marino Marini di Pistoia e ora è stato aperto il passaggio fino a un massimo di 25 persone ogni 30 minuti direttamente dall'atrio del museo. Oggi e domani dalle 10 alle 19 l'accesso sarà gratuito. Nel 1808, con la dominazione francese, la cappella fu separata dalla chiesa che venne sconsacrata e trasformata in sala d'estrazione dell'Imperiale Lotteria di Francia, e il varco fu murato. Per celebrare la riapertura, il vescovo ha tenuto ieri una messa nella stessa cappella. Compiacendosi per il lavoro fatto ma ricordando che, nonostante tutti gli sforzi profusi, quella «ferita» non sarà mai più rimarginata e la visuale sul Sacello non sarà mai più la stessa. Betori ha ricordato i temi dell'annuncio, «nel senso del porsi in cammino con il messaggio evangelico, la dimensione dinamica della fede», e della casa di Dio, «la dimensione della solidità» come simboli del giorno di riapertura della cappella, «giorno in cui la Chiesa fa memoria dei santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi e patroni d'Europa». Entrambe queste dimensioni, ha ricordato durante l'omelia, trovano «significato in questo luogo: la Cappella Rucellai dove si offre un incontro simbolico con Gerusalemme», un luogo che «è memoria della città santa». E risponde a «coloro che hanno scritto» che «la stranezza della forma del sacello sembra di natura ultraterrena» mentre «ad altri sembra un intreccio di simbolismi esoterici», sostenendo che «invita a entrare in uno spazio che è allo stesso tempo fisico ma anche interiore». Ricordando anche come non sia «una replica qualsiasi del Santo Sepolcro» ma una replica filtrata «dall'arte e dal genio di Leon Battista Alberti» a partire dal «legame evidente tra questo marmo e quello usato nel nostro Battistero» a dimostrazione che «fede ed arte, camminando insieme, danno vita a vertici di bellezza e significato». Il cardinale ha concluso con un augurio: «La riapertura della Cappella Rucellai possa segnare una più profonda identificazione di Firenze con i suoi riferimenti pasquali, per trarre da essi forza di vita e coraggio di speranza».
Firenze. Cappella Rucellai, Betori e lo sfregio di Napoleone
La Cappella Rucellai di Firenze è stata riaperta al pubblico dopo il restauro, grazie alla Fondazione Marino Marini di Pistoia. Il Tempietto del Santo Sepolcro, realizzato da Leon Battista Alberti nel 1467, è stato restaurato e ora è visibile al pubblico. La cappella era stata chiusa dal 1808, quando fu trasformata in sala d'estrazione dell'Imperiale Lotteria di Francia. Oggi e domani, l'accesso sarà gratuito dalle 10 alle 19. Il vescovo ha tenuto una messa nella cappella per celebrare la riapertura.
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