TRENTO Le sfide per il futuro delle aree protette del Trentino si possono riassumere con tre concetti chiave: sinergia tra gli enti territoriali, cultura dell'ambiente e sensibilità da parte dell'amministrazione pubblica. Il convegno dal titolo «Il contributo delle aree protette per il governo del Trentino» si è tenuto alle Gallerie di Piedicastello ed ha visto intervenire durante la lunga giornata di lavori personalità coinvolte a vario titolo nella gestione delle aree protette. Il presidente della Sat Claudio Bassetti ha sottolineato criticità e differenze rispetto al passato rispetto alla tutela del paesaggio e dei parchi naturali: «Prima le definizioni di carattere tecnico venivano dall'alto con tutte le frizioni con le popolazioni locali e le realtà lavorative del territorio. Oggi con le nuove normative la tendenza è quella di far nascere localmente momenti di discussione e confronto che partano dalle associazioni, dai Comuni e dai lavoratori». Il presidente ha posto l'accento sulla necessità dell'acquisizione di modelli di gestione responsabili invitando l'amministrazione pubblica ad ascoltare le denunce di rischio di abbandono e stravolgimento dei territori al di fuori delle aree protette. Il pomeriggio si è diviso tra due tavole rotonde sul ruolo delle aree protette tra conservazione e sviluppo sostenibile e sull'educazione alla politica ambientale. Nel primo intervento Gianfranco Betta, direttore dell'ufficio per le politiche turistiche provinciali, ha evidenziato l'importante ruolo che i parchi naturali rivestono nell'attrattiva turistica del Trentino: «Da una ricerca effettuata su 1.500 turisti tra il 2009 e il 2011 risulta che il 14 degli stessi ha visitato la nostra provincia esclusivamente per la presenza dei parchi naturali sul territorio, si tratta soprattutto di famiglie che si trattengono solo una giornata. È una fetta turistica poco considerata e che dovrebbe suscitare delle riflessioni potenziale attrattivo di queste realtà naturalistiche». Sulla necessità di un'educazione all'ambiente si è espresso Nello Fava, responsabile della sezione didattica del Museo civico di Rovereto, il quale ha sottolineato come le realtà didattiche dei musei trentini siano un'eccellenza del territorio provinciale e di come la scuola debba diventare «luogo dove i ragazzi imparano ad assumersi la responsabilità, andando oltre il gesto straordinario e qualitativo e facendo propria una quotidianità sostenibile». A margine del convegno il presidente della Sat ha commentato la richiesta di don Andrea Gallo di intitolare una vetta a Dante Clauser: «Don Dante era un uomo che si è speso tutta la vita per la gente sulla strada, credo che dedicargli una delle, ormai poche, vette anonime relegherebbe questo omaggio ad un luogo di isolamento e solitudine che pur essendo due componenti della spiritualità cristiana non credo siano adatte a ricordare la sua figura. Penserei piuttosto ad un luogo di ristoro ed accoglienza come un rifugio alpino».