TRENTO I candidati alla carica di rettore dell'università di Trento incalzano il Comune: il progetto della biblioteca di Botta, dicono, va sbloccato al più presto. Dopo anni di dibattiti e rinvii a Palazzo Thun, dall'ateneo arriva un chiaro invito all'amministrazione: «I ritardi sono inaccettabili, il Comune sta sottovalutando un'opportunità importante per il capoluogo». Intanto, però, in consiglio il quadro è tutt'altro che definito. «Ci sono pareri contrari anche in maggioranza» osserva Giorgio Manuali (Insieme per Trento). «Biblioteca, iter da sbloccare al più presto» I candidati a rettore incalzano il Comune: progetto strategico per il capoluogo TRENTO La biblioteca di Botta è un progetto troppo importante sia per l'ateneo che per la città di Trento. Pertanto, l'intervento va sbloccato al più presto. Il Comune, in altre parole, deve far cessare i ritardi e approvare finalmente le deroghe urbanistiche per consentire l'avvio della costruzione dell'edificio. Questo il messaggio di Daria de Pretis, Maurizio Giangiulio e Marco Andreatta, tre dei sei candidati che a fine mese parteciperanno alle elezioni del rettore dell'università trentina. «I progetti vanno portati avanti in tempi ragionevoli» afferma Stefano Vitale, anche lui in corsa nella successione a Davide Bassi, che preferisce non sbilanciarsi sulla questione. A prescindere da chi sarà (tra i sei in lizza ci sono anche Enrico Zaninotto e Stefano Zambelli), il nuovo rettore dovrà affrontare l'argomento biblioteca assieme a tutte le altre materie del governo dell'ateneo. Il progetto firmato dall'architetto ticinese Mario Botta, già autore del Mart e di Giurisprudenza, non ha ancora ricevuto l'approvazione definitiva nonostante un dibattito quasi decennale. La delibera avrebbe dovuto approdare in consiglio già in autunno. Ma il sopraggiungere di temi più urgenti ha comportato l'ennesimo slittamento. «Se ne parlerà in aprile-maggio» ha promesso infine il vicesindaco Paolo Biasioli (Corriere del Trentino di ieri). L'aula esaminerà il nuovo elaborato e voterà le deroghe relative a altezza e forma dell'edificio. Da risolvere c'è anche il nodo dei parcheggi, individuando alternative ai 114 posti auto mancanti rispetto agli accordi siglati nel 2002. Undici anni fa. Allora era rettore Massimo Egidi. Il successore, Davide Bassi, passerà il testimone al vincitore delle elezioni di cui il 26 febbraio ci sarà la prima tornata. La biblioteca è sempre sulla carta. «Speriamo che in Comune si riprenda a credere nell'attuazione del progetto. L'università ha necessità e voglia di realizzarlo. La biblioteca sarà un raccordo tra accademia, città, società» afferma Andreatta. Il docente di geometria a Scienze, e presidente del Muse, spera che «l'intervento si sblocchi»: «Mi chiedo il motivo di questi ritardi. Non so chi a Palazzo Thun bisogna convincere». Giangiulio, preside di Lettere prima dell'unificazione con i dipartimenti, ha fatto della biblioteca un punto del suo programma elettorale. «Considero negativamente questo dilatarsi dei tempi. Il Comune sta sottovalutando una grande opportunità. L'edificio sarà un punto di riferimento per la città, per i giovani e gli studenti. Un progetto prestigioso e allo stesso tempo un centro dedicato alle attività culturali interne e esterne». E ancora: «È un tassello nel processo di sviluppo del nostro ateneo». A proposito dell'infinita discussione sulle deroghe in atto a Palazzo Thun conclude: «Vanno approvate. Il livello del dibattito però non mi pare adeguato all'importanza dell'occasione». Daria de Pretis, docente di diritto amministrativo a Giurisprudenza, preferirebbe verificare la documentazione prima di intervenire. Tuttavia si unisce al biasimo dei colleghi sui ritardi. «Tanto tempo è trascorso da quando è stato ideato il progetto. E ancora non vediamo l'inizio dei lavori. Sono lungaggini inaccettabili. La situazione deve sbloccarsi». Esperta di diritto urbanistico, conosce bene l'iter decisionale. «Il procedimento amministrativo di approvazione delle deroghe è complicato e consiste in un atto discrezionale e politico. Io mi limito a commentare quello che si vede da fuori. L'impressione è che ci siano delle resistenze, purtroppo con effetti gravi». A differenza degli altri candidati, il docente di fisica Vitale non entra nel merito della questione: «Non mi permetto di intervenire senza conoscere a fondo la questione. In generale sono convinto che i progetti devono procedere con tempi ragionevoli».