Il dibattito che si sta sviluppando attorno al concorso per la ristrutturazione di Malga Fosse, certamente positivo, merita una riflessione ulteriore in quanto credo si rischi di generare numerosi malintesi e posizioni preconcette su e contro l'architettura. Uno dei più devastanti equivoci che affliggono l'architettura contemporanea è senza dubbio quello dell'invenzione e dell'originalità a ogni costo. Molti architetti che si accingono a progettare sembrano essere convinti della necessità di distinguersi dal contesto. Raramente ci conformiamo al principio base dell'architettura, ossia che l'edificio sia armonico, fedele al quadro del paesaggio e del luogo. Ma quali sono le costruzioni che seguono tale principio, che sono giuste «di natura» secondo i detrattori del progetto vincitore per Malga Fosse? Quelle dei contadini o, più precisamente, della tradizione locale, cioè quelle «autentiche». Se vogliamo guardare in faccia la realtà, però, l'autenticità era la paura della sopravvivenza, era la scarsità di un'economia di sussistenza, era il grido di povertà, la diffusione della carie e della tubercolosi, la disperazione dell'emigrazione. Qui veniamo al secondo malinteso: l'autentico viene da una civiltà contadina ormai scomparsa da decenni, pertanto l'etichetta di «autentico» nasconde sempre una menzogna. In altri termini l'autenticità, la genuinità, la bontà della montagna e del contadino sono state e continuano a essere un'invenzione per turisti. Chi garantiva la difficile sopravvivenza dei montanari erano la produzione, il campo, l'agricoltura in quota. Il turismo è invece consumo. Il paesaggio va gustato, non trattato. Il prodotto turistico è prima di tutto un godimento naturale, non un formaggio alpino con pane di segale. È un'industria tra i monti che sfrutta il quadro del luogo e del paesaggio come una materia prima trovata sul posto. Nel turismo la tradizione è in gran parte sparita: si è estinta assieme all'agricoltura di montagna. È rimasto il loro figlio bastardo, il folclore, che ha la faccia tosta di chiamarsi «vero» e «originale», ma in realtà non è altro che la coperta impiegata dall'industria del turismo per avvolgervi il corpo esamine della tradizione. Si è quindi proceduto a vestire la salma con il costume locale, per collocarla poi al Museo dell'Autoinganno ed esporla al godimento di coloro che sono alla ricerca dell'«autenticità». Ecco perché è giusto ricercare nuove strade per l'architettura di montagna. Credo che probabilmente l'unico atteggiamento corretto nel progettare in montagna sia quello di essere onesti con se stessi e con i luoghi in cui si interviene, prendendo atto che si progettano strutture, soprattutto se destinate al turismo, di consumo; il loro essere in un luogo deve peraltro basarsi su principi che io definisco appunto onesti. E cioè chiari, leggibili, il più delle volte semplici. È questo il merito del progetto di Malga Fosse realizzato dalla coppia di architetti trentini che ha vinto. Fra 180 progetti, fra le decine di voli pindarici autoreferenziali e autoaffermativi, i vincitori hanno svolto il compito senza mascheramenti folclorici, ponendosi il problema del contesto d'alta montagna, usando i materiali della tradizione ma in senso contemporaneo. Un progetto «corretto». Forse è di questo che abbiamo bisogno. Solo di fare progetti corretti, che trovino una loro giustificazione nella pianta e nelle funzioni, che siano armonici nella composizione e nel rapporto con la montagna. Per ridare un senso contemporaneo all'architettura delle «terre alte», rinunciare definitivamente ai mascheramenti folcloristici.
Trentino. Larchitettura delle terre alte
Il testo discute il concorso per la ristrutturazione di Malga Fosse, un luogo di montagna in Italia. L'autore critica il dibattito attorno al progetto vincitore, che potrebbe generare malintesi e posizioni preconcette. Egli sostiene che molti architetti cercano di distinguersi dal contesto e che l'autenticità è spesso un'invenzione per turisti. Il turismo è considerato un consumo che sfrutta il paesaggio e la tradizione, piuttosto che un godimento naturale. L'autore propone di ricercare nuove strade per l'architettura di montagna, basandosi su principi onesti e chiari.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo