Stava lì dall'Ottocento, copia di un capolavoro non molto amato, almeno dal suo committente, il papa Innocenzo X. La replica della Fontana della Lumaca è stata rubata da Villa Pamphili: ad accorgersene sono stati i volontari dì Italia Nostra, l'associazione che ora lancia l'allarme sulla scarsa protezione della Villa. L'originale del gruppo con i tre delfini sormontati da una grande conchiglia, che per i romani fu da subito «la lumaca», si trova all'interno del Palazzo Pamphili. La fontana era stata creata intorno alla metà del Seicento per la sistemazione di piazza Navona voluta dal papa Pamphili. Che non l'apprezzò mai moltissimo (la trovava troppo piccola rispetto alla piazza) e dopo un anno decise di rimuoverlo e di regalarlo alla cognata, la celebre Donna Olimpia, in modo che rimanesse «in famiglia". «Villa Pamphili potrebbe diventare un'attrazione internazionale, se solo il Comune se ne occupasse - protesta Vanna Mannucci di Italia Nostra - invece su uno dei luoghi più belli e suggestivi di Roma non c'è un progetto unitario di gestione o un piano economico, manca una sorveglianza continua per che i guardiani sono pochi. Furti e danneggiamenti non si contano più». I suoi 187 ettari di superficie fanno di Villa Pamphili il più grande parco di Roma: per fare un esempio Villa Borghese ne copre solo 80. «Ormai sembra un parco naturale, ma in origine - continua Mannucci - era un giardino progettato in ogni singola parte. Ecco, se lo si ristrutturasse secondo i disegni originali, ne verrebbe fuori qualcosa di unico». Italia Nostra ha presentato un progetto per la gestione della Villa all'assessore comunale all'Ambiente Dario Esposito («Finora è quello che ci ha dato più ascolto- spiega Mannucci - Ma se aspettiamo ancora non resterà più niente». «Sì, stiamo lavorando all'ipotesi di una Fondazione fra Comune e Italia Nostra per la gestione di Villa Pamphili - conferma Esposito - E' vero, c'è molto lavoro da fare. E le risorse contro forti e atti di vandalismo sono poche. Ogni anno spendiamo 500 mila euro per sostituire piante e panchine rubate o distrutte. Ma i soldi non bastano, mai»