Si ripetono gli atti di vandalismo ai danni del patrimonio storico e artistico. Pochi vengono scoperti, lievi le pene PISA Dalle frasi d'amore a quelle di carattere sportivo. Dagli slogan politici a semplici e insignificanti disegni. I monumenti pisani sono diventati superfici di "sfogo" per vandali. Gli ultimi atti di vandalismo compiuti nella tarda serata di lunedì scorso alla statua di Nicola Pisano in piazza del Carmine (restaurata nel '95 dagli "Amici dei musei" e imbrattata altre tre volte nel corso degli anni) e alla fontana di piazza delle Vettovaglie, riportano all'attenzione un fenomeno - e problema - con cui la città convive da anni. Statue, chiese e palazzi storici: nessun monumento a Pisa è risparmiato da spray e vernici che deturpano secoli di storia e provocano un elevato danno economico alla cittadinanza. Cancellare un disegno o una scritta può costare anche diverse migliaia di euro anche se il costo «varia specifica Dario Matteoni della Sovrintendenza di Pisa - dall'estensione della scritta o del disegno, dalla superficie del monumento e dal prodotto utilizzato, ma anche dai tempi di intervento». Stilare un censimento dei monumenti cittadini "vandalizzati" è quasi impossibile. Secondo Mauro Del Corso, presidente dell'associazione "Amici dei musei e dei monumenti pisani", è più semplice invece censire quelli ancora "immacolati". Uno dei gesti vandalici più eclatanti degli ultimi anni è sicuramente la scritta apparsa sulla chiesa della Spina. Altri beni culturali sono invece sistematicamente presi di mira dai vandali: la chiesa di S. Stefano dei Cavalieri o quella di S. Martino, solo per citarne alcuni. Per il presidente degli amici dei musei il moltiplicarsi negli anni di questi atti è il segno di un progressivo imbarbarimento della nostra civiltà. E, probabilmente, anche il simbolo di un fallimento delle politiche educative. Ma anche la legislazione italiana non aiuta a prevenire e combattere il fenomeno. «C'è una sproporzione enorme tra il danno arrecato e la condanna che viene inflitta all'autore», spiega Massimo Bortoluzzi, comandante della Polizia Municipale, che ricorda uno dei pochi casi in cui l'autore fu riconosciuto e condannato: «Tre anni fa, durante una manifestazione, fu imbrattata la statua del granduca Pietro Leopoldo in piazza Martiri della Libertà e solo grazie alle registrazioni della polizia scientifica fu possibile risalire all'autore del gesto». Ma è stato solo un raro caso. È quasi impossibile individuare (se non colti sul fatto) i vandali, che spesso sfuggono anche alle riprese delle telecamere "pubbliche". Gli ultimi due episodi sono accaduti a distanza molto ravvicinata dalle "webcam" installate in Corso Italia e piazza delle Vettovaglie. Dalle registrazioni la Polizia Municipale è riuscita a ricostruire la dinamica dell'azione ma non a risalire all'autore del gesto. Quasi sempre infatti i vandali agiscono incappucciati o travisando il proprio volto. In altre occasioni, invece, le telecamere non sono utili né come deterrente né per le indagini. Ma come prevenire il fenomeno? Secondo Del Corso per porre un freno agli episodi di vandalismo è necessario un lavoro di educazione e sensibilizzazione sul valore del nostro patrimonio architettonico e sul danno che un semplice disegno può arrecare ad esso e alla collettività. «A questi atti di imbecillità bisogna provvedere con strumenti idonei dice Del Corso . Insieme ad un'opera di repressione finalizzata ad individuare e punire gli autori, ci vuole un'azione di prevenzione a partire dalle famiglie e dalle scuole, che devono costruire una sensibilità verso il patrimonio, perché gli autori di questi atti non si rendono conto del danno che provocano».