Gli operatori: «Non è più il luogo giusto per fare promozione territoriale» MILANO «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». Il dilemma morettiano di Ecce Bombo applicato alla 33esima Borsa internazionale del Turismo che ha aperto i battenti ieri e proseguirà fino a domenica nei padiglioni della Fiera di Rho-Pero. Quattro padiglioni, per la verità, dato che la crisi si vede, non solo nell'allestimento sempre più francescano degli stand, ma anche nel numero di espositori presenti. Manca la Gran Bretagna (da dieci anni), manca la Francia (da due) e da quest'anno manca anche la Germania. Bit sottotono, come da copione. Un po' meno da copione, invece, l'understatement della Lombardia, regione padrona di casa e, soprattutto, regione che fra poco più di due anni ospiterà l'Expo. Stand non di grandi dimensioni (se paragonato alle superfici, ad esempio, di Friuli e Veneto) e impostazione «di sistema» che nasconde i gioielli invece di metterli in vetrina. Cinque corner dedicati a montagna, laghi, turismo attivo e benessere, città d'arte e turismo religioso dove Brescia e i suoi territori finiscono inevitabilmente per diluirsi fra le tante proposte: il Garda vicino al Lario, le piste dell'Alta Valcamonica adombrate dalla Valtellina, la Franciacorta quasi invisibile fra le fattorie didattiche e gli agriturismi pavesi. La città patrimonio dell'Unesco stretta fra la città alta di Bergamo e il torrone di Cremona. Cento piccole brochure, insomma, che non restituiscono l'immagine di una provincia eterogenea, è vero, ma proprio per questo in grado di aggregare un'offerta turistica completa, complementare e di qualità. I palazzi di Brescia, le bollicine e i rosé, i due laghi, le montagne. Il malcontento è evidente anche negli stessi operatori. «Alla montagna bresciana quest'anno è stato dedicato poco più di un metro lineare evidenzia Emanuele Gregorini di Adamello Ski . Troppo poco, alla fine abbiamo dovuto trovare una mediazione e facciamo i turni: la Valcamonica fino a domani (oggi, ndr), sabato la Valtrompia, domenica la Valsabbia. Non è il modo giusto di pubblicizzare il territorio». Prova a metterci una pezza Monica Danieletti, responsabile del settore Cultura e Turismo della Provincia di Brescia. «Noi qui siamo ospiti della Regione spiega e non abbiamo potuto entrare nel merito delle scelte organizzative dello stand. Si tratta di una scelta di compromesso. Certo, piuttosto che non esserci». Opinione condivisa ieri da molti operatori è che Bit, ormai, non sia più il luogo giusto per fare promozione. «Meglio l'incoming, selezionando gli interlocutori con tour tagliati su misura» conclude Danieletti. Non tutti la pensano però così. È il caso della provincia di Cremona che, con uno sforzo economico certo non indifferente, ha organizzato un suo stand dove campeggia in grande la scritta "Cremona liutaia patrimonio dell'Unesco". Oppure dei comuni toscani che si sono riuniti sotto la sigla "Strada del vino, dell'orto e dei sapori di Toscana". Unesco e Strada dei vini (di Franciacorta), due cose già sentite anche a Brescia. Ma forse ci si nota di più se si rimane in disparte.
Alla Bit i tesori nascosti, e introvabili, di Brescia
La 33esima Borsa internazionale del Turismo si è aperta ieri a Milano, ma gli operatori lamentano la mancanza di promozione territoriale. La Lombardia, regione padrona di casa, ha presentato un stand con poche dimensioni e impostazione di sistema che nasconde i suoi gioielli. Cinque corner sono stati dedicati a vari argomenti, ma la provincia di Brescia si è sentita rappresentata poco. L'operatore Adamello Ski ha lamentato la mancanza di promozione della montagna bresciana, mentre la responsabile del settore Cultura e Turismo della Provincia di Brescia, Monica Danieletti, ha spiegato che la scelta di compromesso è stata fatta per non non partecipare.
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