Non si possono non apprezzare i due milioni di euro elargiti per il restauro della Fontana di Trevi. Arrivati peraltro senza che la maison Fendi chiedesse, per i due anni di lavori, una sola immagine pubblicitaria sulle transenne di protezione. Puntando su un ritorno d'immagine, ma in modo discreto, subliminale, si direbbe. Perché Fontana di Trevi, triplo nodo di vie d'acqua, è anche uno dei grandi nodi della memoria universale, un groviglio d'immagini che lega insieme il prorompente carro di Oceano, la barocca sensualità di Anita Ekberg, il dinamismo delle volute di pietra, le monetine e il sole di Roma riflessi nella grande vasca disegnata da Nicola Salvi. Si va alla Fontana, cinesi, russi, brasiliani, ognuno con la propria immagine privata, quasi per vedere se esista davvero: ognuno fotografa ma nessuno guarda, come se cercasse non la gioia dello spettacolo fastoso e irripetibile, ma una certificazione, una prova. Proprio questo fiume di turisti sempre in piena, quest'ansiosa curiosità globale che alimenta un commercio invadente e senza ordine, pone il vero problema della tutela della Fontana. Se, infatti, il suo restauro architettonico è indispensabile, è ancora più urgente restituirne il valore urbano, lo splendore dello spazio che genera e le si avvolge intorno invadendo piazza di Trevi. Una bellezza perduta, trasformata com'è in un groppo di degrado che s'irradia nelle vie circostanti. Il povero visitatore che percorra la strada dal Pantheon alla Fontana, costretto a passare per le forche caudine di file ininterrotte di tavoli, s'immerge in un mondo senza dimensione, in un magma di bandiere della Ferrari, colossei di plastica, centurioni con colli di peluche leopardati, bancarelle dove l'umano stenta a ricavarsi un varco. Una potente risorsa economica come il turismo si trasforma così in un danno. Dopo aver rovinato le nostre coste dove, tra condomini e casette abusive, nessun forestiero ormai passerebbe le vacanze, dopo aver distrutto la fiorente agricoltura della campagna romana convertita in una periferia diffusa, ora stiamo trasformando i nostri spazi storici in luoghi invivibili, dove il turista si ferma il meno possibile lasciando solo i pochi spiccioli dei menù a presso fisso. Una follia collettiva che quest'Amministrazione ha spinto a limiti estremi, ma che ha radici lontane, nella disinvoltura con cui per tanti anni sono stati rilasciati permessi e si sono evitati i controlli. Eppure, per ridare almeno un po' di decoro agli spazi più preziosi e fragili della nostra città, non servirebbero milioni ma una ragionevole volontà di governare le trasformazioni in atto. Basterebbe un «restauro dell'uso delle aree pubbliche» da eseguire con poche regole, ma chiare, con qualche divieto elementare, ma rispettato. Un'utopia si direbbe, nella Roma dei nostri giorni.
Roma. La bellezza perduta
Il restauro della Fontana di Trevi è stato finanziato con 2 milioni di euro. Il progetto è stato realizzato senza richiedere immagini pubblicitarie sulle transenne di protezione. La Fontana è un importante nodo della memoria universale e un luogo di grande interesse per i turisti. Tuttavia, il turismo ha anche portato problemi di degrado e invasione delle aree pubbliche. La città di Roma sta subendo una trasformazione negativa, con la distruzione dell'agricoltura e la perdita di spazi storici. L'amministrazione comunale potrebbe prendere misure per ridare decoro agli spazi pubblici, come un restauro dell'uso delle aree pubbliche con regole chiare e divieti elementari.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo