Oggi Milano celebra un compleanno importante, i 60 anni del Museo nazionale della scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci». È l'unico in Italia e dunque è un patrimonio della nazione. Quando il 15 febbraio 1953 il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi lo inaugurava assieme al sindaco Virgilio Ferrari, si materializzava anche il sogno del suo fondatore Guido Ucelli di Nemi. Con tenacia lo aveva perseguito per anni (sostenuto anche da Guglielmo Marconi) e nel dopoguerra l'idea si rafforzava negli incontri serali con i Bassetti, i Majno e i Borletti. Milano era la capitale dell'industria italiana e il Museo doveva raccontare il valore di una tecnologia e di una cultura dalla quale non solo il territorio in cui era nato trovava alimento, ma l'intero Paese un prezioso stimolo allo sviluppo. Così tra le mura dell'ex Convento degli Olivetani venivano ospitati preziosissimi oggetti, persino un pezzettino di Luna. Lo scorrere del tempo, però, impoverisce talvolta la linfa vitale e Milano raccogliendo con coraggio lo spirito mai sopito del fondatore decideva una trasformazione importante: il Museo nel 2001 diventava una Fondazione. Era la rinascita e da allora la città non solo ha riconquistato una delle istituzioni più rappresentative della sua secolare cultura ma anche uno strumento di formazione e di indirizzo per i giovani. Protagonista di questa seconda vita è stato Fiorenzo Galli, il direttore generale, che navigando con destrezza tra i lacci della burocrazia e mentalità non sempre aperte, ma soprattutto con creatività ed entusiasmo lo ha trasformato nel Museo più visitato della Lombardia: 400 mila visitatori all'anno. Non solo. Gli ha dato un'immagine internazionale e oggi è uno degli otto musei scientifici più importanti d'Europa nonostante il confronto nelle risorse a disposizione sia drammaticamente diverso. «Quando a Londra o a Bruxelles discuto con i miei colleghi è gratificante vedere il valore attributo al nostro Paese osservato attraverso il nostro Museo» ricorda con legittimo orgoglio Galli. Così, solo citando l'esempio più recente, una mostra dedicata a Leonardo si concretizzava a Parigi e fra poco sarà a Monaco di Baviera. Altre iniziative sono in arrivo e numerose. Il Museo negli ultimi 12 anni è diventato una macchina produttrice di cultura, sfornando pure progetti museali. Oltre a preparare giovani e insegnanti con i suoi 14 laboratori in cui si sperimentano le nuove frontiere, dai robot alle biotecnologie, si interagisce persino con i ricercatori delle nanotecnologie grazie alla collaborazione con l'Università statale di Milano e il Deutsches Museum di Monaco. Nonostante la crisi il Museo chiude il suo bilancio (10 milioni) in attivo grazie all'80 per cento dei fondi raccolti direttamente. Dimostrando quanto il mondo industriale sappia cogliere il valore di un'istituzione capace di agire con efficacia nella società. Negli ultimi 12 anni i 34 addetti sono diventati 120, aiutati dalla disponibilità di 90 volontari. Ma oltre i numeri conta la professionalità da tutti loro accumulata. Insomma, ricordando le parole del fondatore: «Il Museo vive, è il Museo del divenire del mondo». E per questo da sostenere: buon compleanno.