Grazie ai lavori di restauro post terremoto saranno aperti al pubblico "nuovi" spazi di Palazzo Ducale. In particolare, quando finalmente la Camera degli sposi tornerà ad attirare turisti da ogni dove, il Castello di San Giorgio si mostrerà nel suo insieme, scrigno di storia mantovana, quella in cui i Gonzaga si vantavano della raggiunta potenza con la mano straordinaria del Mantegna e quella terribile del dominio austriaco, di cui sono rimaste le scritte sui muri disegnate dai condannati a morte. Le celle dei Martiri di Belfiore, nel sottotetto del castello, entreranno infatti a far parte del percorso di visita normale e non, come avveniva finora, accessibili solo in sporadiche occasioni. Del resto è la linea già adottata con la riapertura in settembre di un percorso importante del Ducale,che offre anche lo splendido lunghissimo corridoio affacciato su piazza Sordello con affreschi trecenteschi e sovrapposizioni gonzaghesche a simboli dei Bonacolsi. Ora in quel percorso vengono aperte anche la Sala dei Papi e la Sala dello Zodiaco: avevano la volta lesionata, ma i lavori sono finiti e sono stati tolti i ponteggi. Sono alcune delle notizie fornite dalla sovrintendente Giovanna Paolozzi Strozzi ieri alla presentazione dei lavori svolti dopo quel terribile 29 maggio. Insieme al collega Andrea Alberti (beni architettonici), la sovrintendente ha ringraziato chi, nell'emergenza, diede soldi per partire subito coi lavori:Autostrada del Brennero (100mila euro a Mantova, di cui 60mila arrivati al Ducale) e Fondazione Bam (25mila). Il presidente dell'A22 Walter Pardascher: «Ben 53 nostri dipendenti avevano perso la casa, fornimmo loro camper e roulotte; poi Maurizio Fontanili ci sollecitò per i monumenti mantovani». Ieri, la Provincia c'era ancora, con l'assessora Zaltieri (presente anche la sindaca di Moglia, Maretti). Il vicepresidente De Bellis ha auspicato con forza che «la fondazione Banca agricola mantovana» continui a svolgere il suo ruolo. In sala c'erano, tra gli altri, Baldassarri (Società per il Ducale e l'imprenditore Corneliani). La reggia avrà sempre bisogno di lavori. E' una cittadella - ha dimostrato il terremoto - fragile sempre negli stessi punti, anche perché cresciuta con edifici addossati lungo cinque secoli. Ma non necessita di salvataggi a disastro avvenuto, quanto di interventi continui e programmati di controllo e rafforzamento. Il terremoto ha rimesso in evidenza il problema. «All'inizio - ha raccontato la sovrintendente - non sapevamo davvero da dove poter ricevere i soldi, poi tra Autobrennero, Fondazione Bam e direzione regionale dei Beni culturali, abbiamo avuto 450 mila euro, con cui sono stati fatti o sono in corso gli interventi. E con gli altri fondi promessi dal ministero, proseguiamo con il nostro obiettivo di riaprire la Camera degli sposi, sistemando tutto». A tre mesi dal sisma, fu aperto un percorso da 6mila mq, arricchito da bellezze tolte dai depositi: varie statue e due arazzi. Ieri lo storico dell'arte e funzionario della sovrintendenza Stefano L'Occaso ha mostrato immagini dei danni del terremoto e ha descritto i vari restauri del passato nella Sala dello Zodiaco: la zona centrale probabilmente crollò perché l'incannucciato della volta è diverso da quello circostante. E le stelline del cielo in realtà sono la parte visibile di stanghe di rinforzo.