Sonino (Uppi): decisione pilota VENEZIA - Più di 300 tra appartamenti e palazzi storici di Venezia salvati dalla mazzata delle tasse. No, non è una nuova legge dello Stato ma semplicemente l'applicazione dei vincoli che esistono di già, frutto dell'applicazione della legge speciale. Nel 2011 una nota del ministero per i Beni artistici e culturali, richiesta dalla sua Direzione regionale, aveva messo in dubbio il riconoscimento del valore di palazzi come la scuola Grande di San Teodoro, il palazzo del Consiglio di Torcello (oggi museo della Provincia) o palazzo Barbarico sul canal Grande. Il problema? Erano stati dichiarati edifici di preminente interesse storico con le procedure semplificate della legge speciale e non con l'iter tradizionale del Ministero. E così le agevolazioni fiscali, concesse in cambio degli obblighi di restauro e di prelazione pubblica in caso di vendita, sono venute meno e sono scattate verifiche di Comune e Agenzia delle entrate sul pagamento dell'Ici per gli anni tra il 2006 e il 2011. Ora però i proprietari potrebbero essere salvati da salassi da centinaia di migliaia di euro. Il 14 gennaio la commissione tributaria provinciale ha infatti chiarito la situazione: il vincolo è valido e quindi anche le agevolazioni che riguardano la vecchia Ici, le imposte sull'affitto, sulla compravendita, sulla rendita castastale, sui tributi, successione e donazione. Si tratta di una causa pilota, mossa da un singolo proprietario, ma la commercialista Giovanna Ciriotto e l'avvocato Ruggero Sonino, presidente dell'Uppi, sono certi che farà da decisione pilota. «La legge speciale aveva introdotto procedure semplificate perché negli anni passati non si erano inserite ben 175 schede di palazzi - spiega Sonino - la decisione era stata sancita da pareri di avvocatura statale e dalla Corte costituzionale, poi nel marzo è stata ritenuta non valida». Studiando le norme sul vincolo dei beni culturali, risalenti a prima della seconda guerra mondiale, e la legge speciale di Venezia la Commissione tributaria ha però emesso una sentenza che rimette le cose a posto. «L'effetto del mancato riconoscimento del vincolo potrebbe essere devastante - dice Ciriotto - attività potrebbero essere costrette a chiudere e proprietari a vendere per pagare le sanzioni». C'è poi un aspetto non irrilevante per il centro storico: senza vincoli su 300 tra palazzi e appartamenti si potrebbe fare qualsiasi intervento. La soprintendenza non potrebbe vietare più alcunchè nè imporre restauri conservativi. Ora, l'ultima parola spetta al Comune che potrebbe ricorrere contro la sentenza e invertire la decisione della Commissione. «Ci auguriamo che non lo faccia - concludono Sonino e Ciriotto - e che accolga la sentenza e la applichi».