«Il Castello dev'essere un parco della Storia» Dialogo aperto e incomprensioni con il sindaco Paroli Il suo progetto, datato 1989, rimane un punto di riferimento. Prevedeva di mettere a nudo la «macchina da guerra» del Castello e di facilitarne l'accesso dal centro storico. Vittorio Gregotti, contattato recentemente dal sindaco Paroli, parla del «suo» Cidneo e critica alcune scelte bresciane. Compreso il ritorno del Bigio in piazza Vittoria. MILANO Srotola sulla scrivania un centinaio di carte. Documenti, planimetrie, fotografie. Racchiudono il progetto per il Castello di Brescia. «Colle» puntualizza l'architetto Vittorio Gregotti, per sottolineare che il disegno firmato da lui un quarto di secolo fa abbracciava l'intero Cidneo. L'assessorato all'Urbanistica l'aveva commissionato al suo studio nel 1989. Da allora le discussioni sono proseguite (fino al convegno di una settimana fa in Santa Giulia). Ma il progetto Gregotti è rimasto sulla carta. Architetto, il sindaco Paroli ha detto di averla incontrata poche settimane fa. Pare voglia recuperare il progetto. «Macché. È venuto lo scorso novembre, a quanto ricordo. Poi ha fissato altri appuntamenti, cinque o sei, direi. Tutti posticipati. Non s'è più fatto sentire». Eppure, nel convegno allestito la settimana scorsa, in città, si è molto discusso sul suo progetto. «Lo so. Trovo interessante che ognuno abbia detto la sua opinione. Offerto spunti. Spiritosi, insensati ma legittimi, per carità. Ma restano un approccio modesto e limitato». Perché? «Si pensa alla minuzia. Se faccio un hotel nella palazzina Haynau non risolvo il problema. Discutere di locomotive e zoo non ha alcun senso. Andare a far colazione la domenica mattina al bar della Torre non può essere l'obiettivo. Che, piuttosto, è spiegare cosa sia la Torre. Parecchi bresciani ancora non hanno capito cosa significhi la conservazione della memoria. Quanti contemporanei hanno vissuto tra quelle mura? Lo avete scordato». Insomma, secondo lei ci vuole un salto culturale. «Il Colle deve diventare un parco della storia. È il tabernacolo della città, il fulcro da cui è scaturita. Poi le mura sono state valicate e tutti paiono essersene dimenticati. L'archeologia di Santa Giulia, per dire, è stata eletta patrimonio dell'umanità. Perché nessuno ha mai pensato di tessere un filo con il Colle anziché lasciare che si contorcesse su se stesso?». Potrebbe diventare il quadrante della città. «Bisogna connettere ogni pezzo, far riaffiorare la storia, avere il coraggio di abbandonare ogni spunto contingente e riportare il Colle alla sua natura. Andare a grattare la terra per lasciar riaffiorare un mosaico di civiltà dimenticate. Meditare grandi operazioni destinate a protrarsi per decenni. È così che la città si evolve». Il parcheggio sotto al Castello pardon, al Colle suscita accese polemiche. Lei cosa aveva previsto? «Ormai gli equilibri sono mutati. C'è la metropolitana, molte banche hanno lasciato il centro, il Comune pare abbia intenzione di fare lo stesso. Senza contare possibili difficoltà geologiche e un investimento che dovrebbe diventare più cospicuo. Credo che il parcheggio vada riconsiderato. Magari frammentato, o rimpicciolito. Per il Colle ci vuole, in ogni caso, un accesso diretto. Pedonale e carrabile. Le necessità di quel parcheggio sono tutte da appurare». Il suo progetto dell'89 è ancora attuale? «L'intento di riprenderlo c'è, purché l'atteggiamento del Comune sia diverso: niente propositi commerciali ma culturali. Siamo d'accordo con il sindaco di incontrarci ancora. Aspetto pazientemente le elezioni. Il destino del Colle resta sospeso». A Brescia si discute molto della ricollocazione della statua del Bigio in piazza Vittoria. «In effetti la rentrée del vituperato Bigio in piazza Vittoria non ha atteso le urne. Con diatribe tra chi la considera un'operazione nostalgica e di propaganda e chi, piuttosto, di rigore filologico. Capirei questi battibecchi se piazza Vittoria fosse un capolavoro. Ma non è un granché. A prescindere da sottese accezioni politiche, trovo sia arbitrario tornare indietro, allo spazio metafisico di Piacentini. Tornare indietro dove? Allora perché non recuperare il quartiere delle Pescherie? Rimpiangere un tempo passato è utopico, astratto. Un pensiero che nasce dalla frustrazione per ciò che si produce adesso. Andiamo avanti».