Trovati i resti durante i lavori di restauro: la Soprintendenza blocca il cantiere TRA gli scavi per il restauro del Piccinni di Bari sbuca un teschio che potrebbe rallentare i lavori. A decidere i tempi saranno i tecnici della Sovrintendenza archeologica, che domani mattina faranno un sopralluogo. «Se il cadavere dovesse presentare un interesse di tipo storico spiega Maurizio Montalto, direttore della ripartizione Edilizia pubblica del Comune di Bari certamente ci verrà imposto il fermo dei lavori nella zona interessata». Il reperto, probabilmente risalente al medioevo, è in perfetta posizione di sepoltura. I LAVORI in corso al Teatro Piccinni potrebbero essere interrotti per via del ritrovamento, avvenuto ieri mattina, di un teschio semi mummificato all'interno del cantiere. La scoperta è stata fatta dagli operai dell'impresa che, scavando all'esterno del teatro - nell'area perimetrale su via Piccinni - a circa un metro e mezzo di profondità dal livello stradale si sono trovati davanti un teschio umano. «Un intoppo nella prosecuzione dei lavori che spiega Maurizio Montalto, direttore della ripartizione Edilizia pubblica del Comune - che per il momento procedono secondo il cronoprogramma". Quelli in corso sono gli interventi del primo stralcio, che riguarda tutte le strutture murarie e gran parte degli impianti (elettrici e idrici) del Piccinni. Spetterà alla Soprintendenza archeologica, i cui esperti sono attesi questa mattina sul posto, valutare l'entità del ritrovamento. Durante il sopralluogo per effettuare i primi rilievi, decideranno in che modo procedere. «Se il cadavere dovesse presentare un interesse di tipo storico spiega Montalto certamente ci verrà imposto il fermo dei lavori nella zona interessata ». Un fermo che si allargherebbe al resto del cantiere nel caso in cui ci fossero altri ritrovamenti. «In quel caso prosegue l'ingegner Montalto dovremmo bloccarci del tutto e aspettare le indicazioni dei tecnici. Potrebbe volerci molto tempo. Una certezza, invece, è l'obbligo di sorveglianza di tipo archeologico, e di maggior cautela nella prosecuzione degli scavi visto che lì sotto potrebbe esserci altro materiale». Il primo passo, comunque, sarà quello di portare alla luce i resti del corpo con la massima delicatezza. I primi a vedere il teschio sono stati ieri mattina il sindaco Michele Emiliano e il city manager Vito Leccese che, allertati dai responsabili dell'impresa, si sono precipitati sul posto. Prima di tutto, hanno ascoltato gli operai: "I resti erano tutti a contatto col terreno", hanno spiegato indicando dove guardare. Eppure da lontano si vede soltanto un puntino giallognolo. Non è possibile avvicinarsi perché il punto esatto può essere raggiunto solo dagli operai muniti di caschetti di sicurezza. Uno di loro è riuscito a scattare una foto da vicino, e solo così si è potuto esaminare i resti. «Potrebbe essere il fantasma dell'Opera », scherzano gli operai. Hanno trovato un teschio perfettamente conservato. Probabilmente del Medioevo. I denti ancora tutti attaccati alla mandibola e intatti. «Sembra mummificato - dice il sindaco, che azzarda, il teatro potrebbe essere costruito su un cimitero». Un'ipotesi non poi così tanto remota, considerando che Bari, un tempo, terminava nel punto in cui oggi si trova la Prefettura, dove prima sorgevano le mura di cinta. Ed esisteva la consuetudine, in antichità, di seppellire i propri defunti all'esterno della città. Di certo la posizione del cadavere è quella propria di una sepoltura, steso orizzontalmente, con il volto rivolto verso l'alto. Ma se si tratti di un ritrovamento isolato o del primo di una lunga serie è davvero troppo presto per dirlo. Se davvero dovessimo trovarci in presenza di una necropoli sotterranea, i tempi per il completamento del teatro barese si allungherebbero. E non di poco. Il primo stralcio dei lavori, in fase di completamento subirebbe una brusca interruzione. Il secondo stralcio, di lavori riguarderà stuccature e decori: «Anche se il finanziamento chiesto alla Regione, circa sei milioni di euro conclude Montalto - non è ancora arrivato ».