Ha resistito per secoli in un edificio di campagna. Forse l'autore è stato Neroccio di Bartolomeo Gli inquilini stanno per andarsene e da tempo hanno comunicato la loro scoperta per salvarlo MONTEGIOVI C'è una antica casa appena fuori il paese di Montegiovi, dove si conserva, su una parete, un affresco quattro-cinquecentesco, miracolosamente sopravvissuto nel corso dei secoli in un edificio all'apparenza modesto e campagnolo. Gli abitanti che vi si sono succeduti, comunque, sono stati accorti, se in una parete di una stanza oggi adibita a camera da letto, spicca un vero splendore: una Madonna col Bambino di evidente bellezza, di grandi dimensioni, visto che l'affresco occupa tutta la parete. La coppia che adesso vi abita e che ha protetto, come ha potuto, il prezioso dipinto, sta per lasciare l'abitazione e da tempo sta facendo di tutto perché questa opera sia "salvata. Anche solo per evitare che qualcuno magari per lavori di restauro o di imbiancatura, raschi via questo incanto. La coppia che ha la casa in comodato d'uso, ha mostrato l'opera a Cinzia Bardelli, che l'ha sottoposta al giudizio di Mario Papalini, un esperto e insegnante d'arte e titolare della casa editrice Effigi con sede ad Arcidosso, dove la Bardelli lavora. «L'affresco è di eccellente qualità - commenta Papalini - di un'eleganza classica quattro-cinquecentesca. Penserei a un tardo '400, a un Neroccio di Bartolomeo, comunque a una mano che conosce bene lo stile senese, elegante, e che idealizza la figura, prendendo come modello, ad esempio, Simone Martini. Modelli alti,in ogni caso, non "dialettali" e non locali». Papalini ha immediatamente inviato la foto dell'affresco in Soprintendenza, in modo tale che qualche cosa si muova, almeno istituzionalmente. «Pittura notevole - afferma Papalini - che testimonia l'importanza storica del luogo, del paese di Montegiovi, delle congregazioni e delle chiese a cui, sicuramente, si deve la commissione a un pittore importante. E poi l'affresco non è una tavola, che veniva realizzata nella bottega del pittore e poi portata al committente. L'affresco diventava, per il paese, un vero evento mediatico, perché il pittore e gli aiutanti aprivano un cantiere di lavoro sul posto». A Papalini preme rilanciare anche il ragionamento della salvaguardia di quel patrimonio prezioso che l'Amiata possiede: «C'è, nella nostra zona, una sorta di inconsapevolezza di quello che abbiamo. Potrei elencare migliaia di situazioni, ma basta ricordare la cappellina delle Stiacciaie di Montelaterone con quella Trinità nel soffitto che è un esempio unico in tutta la Toscana oppure la spendida pala d'altare del convento dei Cappuccini, opera del Vanni, un dipinto di altissimo livello, assi più di quelli esposti nel museo di Siena dello stesso autore. Là ci fanno una pinacoteca qui appena sappiamo il nome del Vanni. Un'opera, fra l'altro dentro una cornice di legno intagliato di bottega artigiana locale, che segnala la grandissima abilità della falegnameria amiatina fin dal 1500».