È tra i primi firmatari dell'appello contro l'abbattimento del «muretto» dell'Ara Pacis: Umberto Croppi chiede a Gianni Alemanno di lasciar perdere con la vicenda della teca sul Lungotevere realizzata dall'architetto americano Richard Meier. Il bello è che Croppi fu scelto nel 2008 dal sindaco come suo assessore alla Cultura proprio quando lo stesso Alemanno prometteva, una volta eletto primo cittadino, di spostare il contenitore dell'Ara in periferia, magari con altre funzioni. Croppi è stato «licenziato» da tempo per una serie di incomprensioni col sindaco, ed è possibile che tra queste ci sia stata anche la linea da seguire sull'Ara Pacis. Ora, tra il sindaco che annuncia per fine marzo l'avvio dei lavori di abbassamento di circa un metro del muro coperto di travertino grezzo e Croppi che sottoscrive un appello per non toccare il manufatto, il contrasto non potrebbe essere più evidente. È su iniziativa di un architetto genovese divenuto romano d'adozione, Luca Milan, 45 anni, che l'altro giorno è stata lanciata sul web una raccolta di adesioni per fermare un «ritocco» architettonico che compromette l'immagine originaria dell'opera ma che soprattutto farebbe spendere al Campidoglio quasi un milione di euro. In tre giorni sono state raccolte 230 sottoscrizioni in parte di architetti (Schiattarella, presidente dimissionario dell'Ordine romano e Orofino, dirigente Inarch) e per il resto di professionisti, uomini di cultura, associazioni, semplici cittadini. Tra i commenti che si leggono in calce all'elenco emerge il motivo più diffuso della mobilitazione: evitare una spesa considerata assolutamente non necessaria e legata ad una presa di posizione politica di alcuni anni fa quando in particolare la destra si scagliò violentemente contro l'edificio di Meier, qualificato da uno Sgarbi scatenato come una «pompa di benzina». La riduzione dell'altezza del muretto sarebbe necessaria, secondo Alemanno, per consentire una migliore vista delle chiese di San Rocco e di San Girolamo dal Lungotevere, anche se in antico la prima era coperta dall'antistante Dogana Vecchia mentre l'altra lo fu con edifici mussoliniani poi abbattuti. Sulla ripresa dei lavori per il restauro della piazza e del Mausoleo di Augusto non circolano neppure promesse.