Sterpaglie e topi nell'antica fabbrica delle navi greche, in via Arsenale. Le fonti storiche narrano che a pochi metri dal Porto Piccolo che in greco era detto «Lakkios», vi fosse un arsenale capace di contenere 60 triremi. Il sito esiste ancora, seppur sconosciuto agli stessi siracusani e non citato negli sparuti depliant turistici della città. I resti di quest'area archeologica sono visibili imboccando la via Arsenale, da viale Regina Margherita, e guardando nella zona recintata sulla destra, nascosti tra i palazzi e le strade della Borgata. Un luogo oggi dimenticato, che si annovera tra i «gioielli» minori custoditi nella città di Archimede, esclusi dai circuiti turistici tradizionali e abbandonati all'oblio. Eppure, anche questo luogo - come altri siti non valorizzati in tutto il territorio di Siracusa - rappresenta una traccia significativa della città antica: il suo arsenale, dove gli antichi aretusei fabbricavano e riparavano le navi, come racconta Diodoro Siculo. Oggi i resti dell'arsenale greco sono coperti da erbacce e lasciati in stato di abbandono, nonostante la recinzione realizzata per preservarli. Nessuna indicazione stradale che conduca al sito, né legenda esplicativa dinanzi all'area né ricostruzione grafica per informare i visitatori, o i passanti, di quale tipologia di sito archeologico si tratti. L'area, a pochi passi dal Porto Piccolo e nei pressi di piazza Santa Lucia e del Santuario della Madonna delle Lacrime, potrebbe a diritto essere valorizzata ed entrare a far parte dei tour dedicati ai visitatori. Inoltre, potrebbe contribuire alla riqualificazione del quartiere della Borgata, dove si trova, con la rinascita di tutta la zona che comprende il Porto Piccolo. Anche in questo caso, tuttavia, come già per il tempio di Zeus, il Ginnasio Romano e gli altri luoghi poco valorizzati della città, il problema è quello delle risorse economiche. I fondi a disposizione della Soprintendenza ai beni culturali, che si occupa della cura dei siti archeologici, sono infatti insufficienti a garantire la fruizione e la manutenzione di tutti i tesori d'arte che Siracusa, e la sua provincia, possiede. Così, ancora una volta, la carenza di risorse economiche si scontra con la opportunità di rendere fruibili, in maniera moderna e in accordo con la tutela dei siti, le varie testimonianze archeologiche che raccontano la storia della città. Una proposta, lanciata in passato da più parti, ci sarebbe: una sinergia che vada oltre le belle parole, tra enti pubblici e iniziative dei privati per ridar lustro alla città dimenticata. Con l'aiuto delle associazioni di volontariato che rappresentano oggi l'unica concreta possibilità di pulizia e manutenzione di alcuni siti, in maniera gratuita come accade mensilmente per il tempio di Apollo. 11022013