Avviata una campagna di sensibilizzazione sulle opere presenti sul territorio e da tempo abbandonate Carlentini. La precisa collocazione sul piano culturale, turistico e didattico del sito del parco archeologico Leontinoi, spesso dimenticato e trascurato, sarà oggetto di un appassionato dibattito dei soci della sezione dell'archeoclub, diretta da Gaetano Failla. L'iniziativa viene promossa mentre la direttrice delle aree archeologiche Maria Musumeci è impegnata a superare tutti gli scogli di natura burocratica per il rilancio della zona, dove stanno per essere completati i lavori di viabilità, illuminazione, panchine e quanto altro potesse rendere più agevole la visita al gran numero di visitatori. L'archeoclub è impegnato a programmare una campagna di sensibilizzazione sulle opere architettoniche presenti sul territorio e da tempo abbandonate. Per scoprire e valorizzare gli scavi e i reperti archeologici dell'area, un gruppo di appassionati si è dichiarato favorevole alla nascita di un laboratorioo didattico, istituito per i giovani studenti universitari e gli alunni delle ultime classi delle scuole superiori, a cui si darebbe la possibilità di entrare in contatto con l'archeologia. Si rispolvererebbe così un'iniziativa lanciata anni fa dall'ex assessore alla cultura Maria Arisco, presidente dell'Archeoclub di Lentini. I partecipanti, imparerebbero a catalogare, riconoscere e restaurare i reperti e gli scavi presenti nel territorio di questa zona nord della provincia. Il laboratorio consentirebbe agli studenti di analizzare e stduiare gli scavi da vicino, mettendo in pratica le discipline imparate, solo in teoria. In anni recenti il parco era vivificato dalla bella iniziativa del "teatro scuola". Il ciclo delle rappresentazioni era per consuetudine chiuso proprio dall'archeoclub. Da qualche anno tutto ciò si è perduto. I cancelli restano desolatamente chiusi e le erbacce hanno invaso l'ingresso del bellissimo luogo. Un danno per un territorio ingiustamente mortificato, che era stato pioniere nella fruizione del parco e che ora si trova con il classico pugno di mosche in mano. Al danno si aggiunge poi la beffa della favola secondo la quale il luogo dovrebbe stare chiuso per motivi di sicurezza, giacché in esso scorrerebbe un fiume che però nessuno ha mai visto a memoria d'uomo. Anche per questo i soci dell'archeoclub carlentinese, capeggiati dal loro presidente, hanno ritenuto di dovere sollecitare una riflessione pubblica sulla questione. GAETANO GIMMILLARO 09022013