Tre muratori di Agira imputati. Non avvertirono la Soprintendenza dei ritrovamenti Agira. Erano balzati agli onori della cronaca come i "tombaroli per caso", quando alla fine di marzo 2008 vennero denunciati dai carabinieri per essersi impossessati di reperti archeologici, ma anche perché fecero una scoperta importantissima. Adesso sta per concludersi dinanzi al Tribunale di Nicosia, il processo a loro carico e il 20 febbraio prossimo dovranno deporre quali imputati. Si tratta di tre muratori di Agira, Domenico R. S., difeso dall'avvocato Orazio Spalletta, Gaetano B. e Mario D. B. difesi dall'avv. Gaetano Grassia. Se solo avessero avvisato la Soprintendenza di Enna della loro scoperta invece di rimediare un processo penale per scavi e trafugamento di reperti archeologici, avrebbero potuto avere il merito della scoperta. I tre muratori stavano lavorando alla ristrutturazione di un antico edificio privato nel centro storico di Agira, l'antica città che diede i natali a Diodoro Siculo. Lavorando si erano accorti che dal terreno rimosso affioravano frammenti di vasellame ed avevano avuto subito l'intuizione che potevano essersi imbattuti in un sito archeologico che poteva celare oggetti preziosi. Non potendo mettersi a scavare rischiando di attirare l'attenzione di occhi indiscreti, secondo le accuse, durante il giorno svolgevano le loro normali attività in cantiere e la sera si trasformavano in "tombaroli". L'alacrità e l'attaccamento con i quali gli operai si dedicavano per tante ore al cantiere aveva insospettito i carabinieri che avevano scoperto i resti archeologici, tanti frammenti ceramici, resti di ossa umane provenienti da antiche tombe e, quella che venne considerata la "scoperta", una camera di fornace. Era subito scattato il sequestro del cantiere e ovviamente della pala meccanica e di tutti gli attrezzi utilizzati nottetempo dai denunciati. A confermare l'importanza del sito scoperto era stata la soprintendenza ai Beni culturali di Enna che ha ritenuto il sito, una necropoli di epoca ellenistica. «Fortunatamente l'intervento è stato tempestivo - aveva dichiarato il comandate del nucleo Tutela patrimonio artistico Giuseppe Marseglia - e oltre ad evitare altri danni ha impedito che una volta effettuato il saccheggio la zona venisse ricoperta, forse per sempre». Al processo hanno deposto esperti e soprintendenti ai Beni culturali. Il 20 febbraio, dopo le deposizioni degli imputati è prevista la requisitoria del Pm, quindi dovrebbe essere fissata un'altra udienza per le arringhe della difesa e la sentenza. Giulia Martorana 09022013