I dirigenti sono stati tenuti all'oscuro di tutto eppure, per più di due anni, hanno tirato avanti la baracca con meno di 3.000 euro l'anno per manutenzione, gestione e valorizzazione dei siti Incredibile, ma vero. I parchi archeologici di Catania e provincia saranno soppressi. Si tratta dell'area della Catania romano imperiale - con il suo teatro, l'Odèon, l'anfiteatro, che è il terzo per grandezza in Italia, e poi la Rotonda, le terme dell'Indirizzo, le terme Achelliane -, del parco delle Aci, a partire dall'area sacra di Santa Venera al Pozzo, del parco del Calatino, con le aree di Occhiolà e Palikè, e di quello del Simeto con la straordinaria area archeologica di Adrano. Una notizia scioccante, tanto più perché a decretare la soppressione, con il suo parere, è la sovrintendente di Catania Vera Greco. La notizia è informale, ma sicura, e si deduce da una lettera del nuovo dirigente generale dei Beni culturali, Sergio Gelardi, chiamato a questo ruolo dal presidente della Regione Crocetta al posto di Gesualdo Campo. Gelardi, subito dopo il suo insediamento, ha ripreso in mano la procedura incompleta dall'istituzione dei parchi archeologici per portarla a compimento. Pertanto ha chiesto ai 9 sovrintendenti siciliani il loro parere sui parchi archeologici esistenti per sapere se, a loro avviso, vanno confermati, modificati o se ne vanno creati di nuovi. I sovrintendenti, ascoltati i dirigenti dei parchi, hanno fatto le proprie deduzioni e, nei termini perentori dati, hanno espresso il proprio parere alla luce del quale il dirigente regionale dei Beni culturali ha articolato la propria proposta rigettando alcune richieste di modifica e indicando quali saranno da ora in poi i parchi archeologici siciliani e, tra questi, non ce n'é neppure uno nel Catanese. Potrebbe sembrare un errore, una svista, se, nel corpo della nota inviata a tutti i sovrintendenti, non fosse specificato che «la sovrintenenza di Catania propone di non inserire alcun parco archeologico nel territorio della Provincia "in quanto non sussistono le condizioni logistiche e i presupposti scientifici individuati dagli strumenti normativi vigenti"». Le parole tra virgolette sono riprese dal parere della sovrintendente Vera Greco. Ed è scoppiato il putiferio. I dirigenti dei parchi del Catanese, infatti, a differenza dei loro colleghi delle altre Province, non sono stati né consultati, né informati della scelta della sovrintendente che, tra l'altro non ha accluso il parere del responsabile dell'unità operativa archeologica, forse perché non l'ha chiesto, più probabilmente perché contrario. Né, quando la notizia è trapelata, ha accettato di incontrare i quattro responsabili dei parchi i quali non sono riusciti ad avere neppure un appuntamento con Gelardi cui si sono rivolti per capire che cos'è successo e perché. La situazione è assurda e paradossale. I parchi archeologici sono previsti dalla legge regionale 10 del 2000 e poi istituiti con decreto del luglio 2010 nell'ottica della valorizzazione, promozione e del rilancio turistico ed economico del territorio. Allora fu proprio il dirigente Campo, per quanto riguarda Catania, ad istituirli, e i malevoli sostengono che lo abbia fatto anche per potere avallare, su indicazione di Lombardo, la nomina della Greco a sovrintendente. I quattro funzionari poi nominati dirigenti dei parchi, infatti, avevano maggiori titoli della Greco ed era impossibile per legge scavalcarli. Comunque sia, i parchi sono stati individuati, hanno un dirigente, una sede, personale e hanno cominciato a funzionare nonostante il budget assegnato loro dalla Regione: meno di 3.000 euro l'anno per la gestione, la manutenzione e le utenze. Una miseria. Eppure, al teatro greco romano di Catania, grazie a mostre, spettacoli, performance e visite guidate, l'anno scorso sono stati incassati più di 100.000 euro. Il decreto istitutivo prevede che i parchi diventino enti autonomi con un consiglio d'amministrazione, un comitato tecnico scientifico, un direttore e un bilancio proprio e che siano indicate le differenti aree di tutela e di rispetto, le cosiddette zone A, B e C, a salvaguardia dei monumenti e del territorio. E questo presuppone che si definisca una precisa perimetrazione dei parchi. Ed è quello che il dirigente Gelardi ha chiesto di fare alle sovrintendenze, insieme al parere sul modo in cui modificarle, se necessario. In questi due anni e mezzo i dirigenti dei parchi si sono impegnati al meglio per valorizzare i territori di propria competenza. Basti pensare che a Catania Maria Grazia Branciforti ha ottenuto fondi Por per circa 2 milioni di euro per il completamento dei percorsi del teatro antico e per l'esproprio dei ruderi attigui alla Rotonda per dare l'avvio a nuovi scavi. E che al parco di Santa Venera al pozzo Carmelo Distefano ha ottenuto un finanziamento per realizzare un teatro di pietra all'aperto per gli spettacoli, un museo virtuale e un piccolo museo dei mulini ad acqua che in quella zona sono documentati dal 1.300, ma che risalgono all'epoca romana come testimoniano tracce di canalizzazioni tuttora esistenti. La gara d'appalto è fissata per il 27 marzo. E poi, come si fa a dire che a Catania «non sussistono i presupposti scientifici» per un parco archeologico? E come si fa a dirlo per le Aci che sono la terra di alcuni dei più bei miti classici? E lo stesso per la grande Adrano romana e, prima ancora, per quella greca di cui restano le mura Dionigiane e quella autoctona del Mendolito? E che dire del parco di Palikè e Occhiolà nel Calatino? Va ricordato, inoltre, che l'istituzione dei parchi è garanzia della tutela dei territori per evitare che ulteriori cementificazioni e speculazioni edilizie si aggiungano a quelle già perpetrate. Nel parco delle Aci, per esempio, sulla collina di Casalotto ci sono già proposte di lottizzazione ora che il vincolo di inedificabilità è scaduto e che i piani paesagistici che dovrebbero riproprorlo sono di là da venire. Eppure è noto che proprio la Gazzena è una delle aree archeologiche più importanti e ricche di reperti della zona. E' da lì che provengono i reperti più belli esposti alla Zelantea. Ma allora perché questa scelta? Cosa c'è dietro? Quale logica segue? Avremmo voluto chiederlo alla sovrintendente, ma Vera Greco ha sostenuto che la lettera del dirigente Gelardi è riservata ed indirizzata solo a lei e che non è autorizzata parlare, neppure per spiegare e giustificare un parere che ha sconcertato tutti. Comunque sia, di una cosa siamo certi: questa decisione deve cambiare per rispetto della storia del territorio e a tutela dei suoi beni culturali.