CARBONIA. C'è preoccupazione, fra gli aspiranti acquirenti degli appartamenti di proprietà dell'Iacp, per le lungaggini imposte del decreto legislativo 42, il cosiddetto "codice Urbani". Un provvedimento che non consente la vendita di appartamenti e locali dello Iacp che siano stati costruiti più di cinquant'anni fa, senza il nulla osta del ministero competente: la gran parte della proprietà immobiliare dell'istituto a Carbonia è compreso infatti fra gli edifici pubblici "che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico", come recita l'articolo 10 del D.lgs. n.42. Il 22 novembre scorso l'Iacp di Cagliari ha inviato alla direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici la comunicazione che avvia la procedura di svincolo degli immobili in questione: «Con la presente nota si legge nel documento firmato dal direttore generale dell'Iacp Ignazio Farci si manifesta l'intendimento a voler attivare le procedure e si segnala, in particolare, l'esigenza di procedere con urgenza per i complessi immobiliari di viale Diaz 156, Cagliari; viale Calamosca 13 e 15, Cagliari; via Campidano 15, Cagliari; via Roma 21, Iglesias; Carbonia, fabbricati vari». Fino ad oggi, tuttavia, non è accaduto nulla: fra l'altro, la procedura per la trasformazione degli Iacp provinciali in un unico ente regionale che si chiamerà Area fa temere un ulteriore allungamento dei tempi entro cui il ministero darà il via libera alla vendita degli immobili. Rifondazione comunista lancia l'allarme: «II "codice Urbani" spiega Marco Loi, consigliere comunale e componente della Commissione alloggi ha messo a rischio il patrimonio culturale e ambientale, per poi accanirsi con gli inquilini delle case popolari che da anni attendono di acquistare un appartamento o un locale commerciale. Nei cittadini c'è rabbia per queste lungaggini che potrebbero creare problemi di vario genere». Se infatti un inquilino, in vista dell'acquisto, avesse contratto un mutuo per la ristrutturazione dell'immobile, rischierebbe di dover restituire una somma che neppure potrebbe essere sufficiente per le opere previste. L'accusa di Loi, per altro, è tutt'altro che infondata: va sottolineato, infatti, che l'articolo 12 del "codice Urbani" ha previsto anche la procedura d'ufficio per la verifica della "sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico" che limita l'alienabilità del bene immobile. Un'opzione che, tuttavia, non è stata presa in considerazione, almeno in Sardegna: «È necessaria sostiene il consigliere di Rifondazione comunista un'iniziativa politica da parte dell'amministrazione comunale che solleciti un intervento da parte della regione. A Carbonia, infatti, la proprietà Iacp è maggiore di quella restante nella provincia di Cagliari: è chiaro che la città sta subendo l'impatto peggiore di questa norma inutile e vessatoria. Vedremo nei prossimi giorni se presentare un'interrogazione o un ordine del giorno che impegni il sindaco e la giunta a caldeggiare nei confronti del ministero la più rapida soluzione del problema».