PIU' chiaro di così. Da ieri è ufficialmente chiusa la strana diarchia del Maggio, dove per la prima volta nella storia dei teatro per una settimana sono convissuti il commissario e la ex sovrintendente commissariata dal Mibac insieme al cda della Fondazione. Poche stringate parole del commissario Francesco Bianchi hanno dato una taglio all'imbarazzante situazione in cui Francesca Colombo continuava a occupare l'ufficio del direttore artistico in teatro e lì convocare riunioni. Il commissario arrivato il primo febbraio, dopo una settimana di pazienza, taglia netto. Con un ordine di servizio al personale stilato l'8 febbraio, dunque venerdì scorso, arrivato in serata in Corso Italia e comparso ieri mattina in bacheca nel teatro, dove tutti i difebbraio pendenti lo hanno potuto leggere. Se la ex sovrintendente pensava di avere ancora diritto a restare in teatro il commissario le spiega che si sbaglia. Chiuso. Il taglio è dato. Ecco l'ordine di servizio: «A tutto il personale. Comunico che, a seguito del decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di scioglimento del C.d.A. e di mia nomina quale Commissario Straordinario della Fondazione, con i poteri dell'organo disciolto e del Sovrintendente, datato 1 2013, ogni rapporto dell'Ing. Colombo, già Sovrintendente, con questa Fondazione è cessato». E qui già non c'è dubbio. Ma, se non bastasse: «Pertanto l'Ing. Colombo non ha più alcun titolo sulle vicende di questa Fondazione. Ogni riunione, incontro e qualsiasi tipo di comunicazione scritta eo verbale non è autorizzato». Firmato Francesco Bianchi. Lei deve restare fuori, ma anche il personale non deve farsi coinvolgere in qualsiasi questione riguardi il teatro e neanche da lontano. Le redini passano al commissario che già ieri si è riunito, per iniziare un percorso condiviso, con il direttore dello spettacolo dal vivo per il Mibac, Salvo Nastasi, il vice sindaco Nardella e il maestro Mehta . Né il ministro, spiegano al Mibac, ha cambiato idea sul commissariamento da lui deciso il 23 gennaio scorso. E se qualcuno venerdì scorso ha divulgato il secondo atto del ministro, ovvero le cinque pagine arrivate in teatro giorni fa e dovute in seguito alle controdeduzioni di Colombo, questo non significa uno scagionamento della ex sovrintendente come qualcuno organo di stampa ha inteso. Semplicemente perché, spiega sempre il Mibac, nessuno l'ha mai singolarmente accusata. Il commissariamento è per tutto il cda, compreso il presidente che è il sindaco Renzi, e per la sovrintendente che ne è espressione. Né il ministro revoca le parole «per gravi irregolarità ». Quelle sono la formula del commissariamento, non vanno ripetute. Significano che c'è un grave deficit, che aumenta e bisogna commissariare. Il ministro resta convinto. Se cita le affermazioni di Colombo di avere fatto il possibile lo fa perché è prassi considerare le controdeduzioni ma evidentemente, ragionano al Mibac, gli sforzi non hanno centrato l'obiettivo. Quanto al mancato conferimento alla Fondazione del nuovo teatro, che Colombo cita come l'unica causa del dissesto del Maggio, non è che il ministro ne prenda atto in seguito alle sue controdeduzioni. Anzi, è proprio uno dei motivi che lo avevano già da prima convinto a commissariare, come spiega nel primo atto del il 23 gennaio. Già allora il ministro scriveva che troppe volte la Fondazione, per bocca del suo legale rappresentante il sindaco e presidente Renzi, gli aveva promesso questa ripatrimonializzazione, aveva chiesto rinvii su rinvii e non si era visto niente. Così era e così resta, spiegano al Mibac.