Riportati alla luce gli affreschi originali di fine 800, e nel sotterraneo le volte a mattoni originali dell'architetto Caselli Nel nuovo centro espositivo al lavoro maestranze carraresi Uno scrigno di tesori, un gioiello architettonico che in questo primo anno e mezzo di lavori si è svelato alle maestranze impegnate nel recupero. Sarà davvero un centro espositivo d'eccellenza e un dono speciale quello che la famiglia del compianto Giorgio Conti attraverso la Fondazione dedicata a lui - geniale fondatore dell'impero Red Graniti - nel giro di un anno, forse anche meno, farà alla città. Nell'ottobre del 2011 con una conferenza stampa alla presenza sia delle sorelle Franca e Daniela Conti, figlie di Giorgio, sia dei progettisti (ingegner Giuseppe Pellicciari e architetto Tiziano Lera, d'intesa con la Sovrintendenza delle Belle Arti) vi fu l'illustrazione di cosa sarebbe diventato palazzo Cucchiari, all'angolo fra l'omonima via Cucchiari e via Verdi. Ma all'epoca, era praticamente solo uno stabile in abbandono, rimasto preda del degrado per almeno vent'anni. Oggi, si comincia a capire e vedere quale straordinario edificio avrà a disposizione la città di Carrara, bene inserito in un percorso espositivo d'eccezione che partendo dal Centro arti plastiche nell'ex convento di San Francesco, tocca la Fondazione Conti, poi Palazzo Binelli sede della Fondazione Crc, l'Accademia di Belle Arti e infine la Padula con la Villa Fabbricotti, museo di Michelangelo. Grandi dimensioni. Per dimensioni e potenzialità, palazzo Cucchiari può ospitare più mostre ed eventi, anche importanti, in contemporanea: ad esempio, rispetto a Palazzo Binelli ha di fatto due piani in più e quindi molti più metri quadrati. Infatti, la sede della Fondazione Crc è 27 metri per 14 circa, ha piano terra, piano nobile e poi il secondo piano in cui si trovano gli uffici; qui si parte da 30 metri per 16, ci sono i sotterranei, piano terra, due piani nobili, soffitta utilizzabile per uffici e l'"altana", una splendida terrazza panoramica da cui si domina la città e da cui le cave di Bettogli-Calocara sembra di toccarle. Poco meno di cinquecento metri utili per piano. Il restauro è partito, da una parte dall'alto e dall'esterno, dall'altra, dai sotterranei. Il il tetto è stato rifatto, gli infissi esterni sostituiti e riparati, e i lavori della Cooperativa Cattolica di Costruzioni di Reggio Emilia (la stessa che ha curato la ristrutturazione, anch'essa per altro molto ben riuscita, di Palazzo Binelli) sono poi andati avanti con il recupero e la ristrutturazione. Il direttore di cantiere, Paolo Cotti della Coop Cattolica è lo stesso che aveva già curato Palazzo Binelli. Ormai si considera un carrarino d'adozione, anche se tutte le mattine parte da Fornovo praticamente all'alba per essere in cantiere alle 7,30. Da un fregio commemorativo - ci fa notare, accompagnandoci in un giro esplorativo - si desume con precisione la data del palazzo: 1891. Il problema è che lo stabile fu sede di scuole e dell'Inps, e per ospitare gli uffici e le aule, erano state passate varie mani di tinta sugli affreschi che adornano quasi tutti gli ambienti. Affreschi di pregio, di probabile scuola piemontese, che le restauratrici della ditta Re.Ca. (restauri Carrara) stanno in modo certosino riportando al loro splendore. Maestranze locali. Una particolarità: ogni giorno in cantiere ci sono una ventina di persone, gran parte locali. Gli infissi esterni sono forniti dalla ditta Devoti, gli infissi interni sono recuperati dalla ditta di restauratori Memorie, l'impiantistica è a cura di Venturi, la Omnia Electric di Ponzanelli fa gli impianti elettrici; i progettisti, Giuseppe Pellicciari carrarese, Tiziano Lera versiliese, sono affiancati nella direzione dei lavori da Martina Pellicciari, figlia dell'ingegner Giuseppe. L'ingresso principale sarà da via Cucchiari: dalla bussola d'entrata si accederà subito a una prima sala affrescata, sulla destra, capace di ospitare una ottantina di persone, di circa 80 metri quadrati (indicata per mostre, concerti, presentazioni di libri); sulla sinistra, il punto ristoro. E' stato già ricavato anche l'ascensore di servizio; a piano terra, altre due-tre sale per mostre permanenti o temporanee. Nei sotterranei, recuperate a vista le volte a mattoni, eccezionali. Così, si può davvero ammirare la stessa impostazione con cui l'architetto Caselli aveva realizzato il Politeama: un equilibrio di distribuzione di pesi che vengono convogliati o sui pilastri o sugli "spalloni", cioè le grandi pareti esterni; e nei vari pavimenti ai piani, ancora al grezzo (a parte quelli che si sono potuti recuperare) si notano le grandi catene d'acciaio che legano assieme tutto l'edificio. Anche i sotterranei sono stati ristrutturati subito, per evitare allagamenti; e così le due alluvioni di novembresono state superate bene. I piani superiori. Per accedere ai piani superiori, sulla sinistra a fianco dell'ascensore si apre la scala monumentale, in marmo ovviamente: nei due piani nobili, altri spazi espositivi , ben modulati. E una cura particolare, ovunque, nel recupero filologico degli affreschi esistenti. Durante la nostra visita, sono al lavoro Antonella Radicchi e Marilena Bongiovanni della Re.Ca. Sono su impalcature per ridare vita agli affreschi al soffitto, alto in media sui quattro metri. Il direttore di cantiere ci mostra il suo personale crono programma: infissi, impianti, massetti, scelta dei pavimenti, e così via, ogni giorno, ogni settimana è già programmata per i prossimi mesi, per poter consegnare lo stabile ai committenti. Quando i lavori al palazzo saranno quasi completati, probabilmente verso ottobre, si metterà mano anche al giardino, che sarà un altro elemento caratterizzante, particolarmente adatto ad eventi all'aperto. Massimo Braglia