Quasi sicuramente la strada simbolo delle Cinque Terre quest'estate non riaprirà. Nel settembre scorso una frana investì un gruppo di turisti australiani. Su internet una petizione che propone la riapertura e ha già raccolto 1200 adesioni, ma la perizia accusa gli amministratori pubblici La Via del'Amore non riapre "Insicura da diciassette anni" I massi rotolati sulla Via dell'amore nel settembre scorso Finiti i tempi dei tappulli, dei piccoli lavori di riparazione: per la Via dell'Amore si profila un lungo periodo di astinenza turistica. Quasi sicuramente la strada simbolo delle Cinque Terre quest'estate non riaprirà. Rimarrà chiusa per restituire quella sicurezza che, come scoperto da una perizia dei geologi Alfonso e Valeria Bellini, appena depositata in procura, era assente da 17 anni nonostante tutti gli amministratori fossero a conoscenza del pericolo visto che agli atti ci sono numerose dichiarazioni di progettisti e imprese incaricate di lavori "tampone" che sottolineavano la necessità di interventi risolutivi. LE IMMAGINI DELLA FRANA DI SETTEMBRE La consulenza, affidata dalla procura di La Spezia nell'ambito dell'inchiesta sulla drammatica frana che, a settembre, investì, ferendone due gravemente, quattro turiste australiane, ha rilevato una situazione di potenziale pericolo che si trascinava almeno dal 1995, e che non ha mai garantito quindi l'incolumità dei milioni di visitatori delle Cinque Terre. Motivo per cui la Regione Liguria ha deciso di prendere in mano la situazione per l'operazione di ripristino. Funzionari e tecnici della Regione hanno chiesto alla procura - che mantiene il sequestro dell'area - il permesso per un sopralluogo cui seguirà un bando europeo per un progetto di messa in sicurezza. Le prime stime parlano di almeno un milione di euro ma con un programma che preveda per il futuro quella manutenzione annuale che come sostengono i periti negli ultimi anni "non è mai stata effettuata dal Comune di Riomaggiore ". In ogni caso è quanto meno improbabile che la Via dell'Amore venga riaperta per l'estate. E questo nonostante la pressione in senso contrario operata da esercenti e affittacamere delle Cinque Terre. Su internet c'è anche una petizione che senza minimamente interrogarsi sulla situazione della frana propone la riapertura e ha già raccolto 1200 adesioni. Ma nessuno a Riomaggiore si domanda dove siano finiti i tanti milioni (otto in media negli ultimi anni, con due milioni di visitatori solo nel 2011) ricavati negli anni dalla vendita dei biglietti d'ingresso. Va detto che alla nascita del Parco delle Cinque Terre il suo presidente Franco Bonanini (oggi a processo per lo scandalo che lo portò in carcere due anni fa) escogitò una convenzione tra Parco e Comune di Riomaggiore che ha dell'incredibile. Il Comune riconosceva al Parco il diritto a far pagare l'ingresso in cambio di alcuni servizi, ma senza poter "rivendicare mai alcuna partecipazione ai proventi derivanti dallo stesso". Un accordo quanto mai "sbilanciato secondo i periti, visto che al Comune in quanto strada di sua proprietà compete ancora oggi la manutenzione. Una pioggia di milioni al Parco che però da anni aveva le telecamere della video sorveglianza fuori uso. Ciò non toglie, secondo i periti, che emerga "una evidente responsabilità dei sindaci di Riomaggiore che si sono succeduti proprio a partire dal 1995. Il fatto che il fenomeno con eventi tragici sia avvenuto solo nel 2012 è del tutto casuale... poteva accadere in qualsiasi momento". Le conclusioni dei geologi saranno discusse il 22 febbraio in un incidente probatorio davanti al gip Diana Brusacà cui parteciperanno i consulenti degli indagati. Nove, al momento, le persone iscritte dal pm Giovanni Maddaleni. Tra questi il presidente del Parco delle Cinque Terre, Vittorio Alessandro, e il sindaco di Riomaggiore, Franca Cantrigliani. Indagato anche Franco Bonanini, l'ex presidente del Parco, in veste di proprietario di uno dei terreni interessati dalla frana.