Fra gli scaffali può capitare di incontrare una colorata e modernissima monografia su Matisse come pure il frontespizio, un po' ingiallito dal tempo, di uno studio sull'arte nell'Italia meridionale firmato da Demetrio Salazar intorno al 1870. Un enorme patrimonio cartaceo costruito volume su volume, rivista su rivista, dal 1928 - data di fondazione della Pinacoteca Provinciale Corrado Giaquinto - in avanti. Un patrimonio che è ormai da tempo a disposizione di studenti e appassionati, ma che oggi trova finalmente casa. E la trova nelle sale che la Pinacoteca - su concessione dell'amministrazione provinciale che la ospita - mette a disposizione di questa pregevole collezione, destinata a crescere ancora grazie alla buona pratica delle permute. «Viviamo soprattutto di scambi con le altre biblioteche», confessa infatti Clara Gelao; «realizziamo in questo modo almeno 30mila euro l'anno di accessioni», specifica la direttrice della Pinacoteca. Che presenta alla stampa con orgoglio questa nuova creatura, venuta a colmare una lacuna in un momento storico davvero poco favorevole agli investimenti culturali. «Mentre in tutta Italia i luoghi della cultura chiudono, noi riusciamo in controtendenza ad aprire», annuncia infatti Nuccio Altieri, vicepresidente della Provincia giunto a tenere a battesimo la nuova Biblioteca Provinciale d'Arte. Che la congiuntura cronologica e le numerose congiunture storiche e affettive rendono inevitabile intitolare a Michele D'Elia, scomparso soltanto qualche mese fa. Era il 1958 quando lo storico dell'arte fu «prestato» dall'Università di Bari alla Provincia perché si occupasse della smantellata Pinacoteca. «La struttura era in disuso dal dopoguerra. Quando entrammo per la prima volta, incontrammo il direttore del Museo Archeologico, Michele Gervasio, che stava per lasciare l'incarico. Ci disse: ragazzi, mi raccomando, ci vuole passione». Così Pina Belli D'Elia ricorda i primi passi di suo marito Michele in quell'edificio, all'interno del quale avrebbe lasciato numerose tracce, pur avendo ricevuto un incarico temporaneo. «In teoria era un conservatore, ma lui se n'è sempre infischiato dei titoli. Per lui non era importante fare carriera, ma fare le cose», racconta, ricordando quei primi anni di lavoro comune - fra gli studi che andavano avanti e la famiglia che cresceva - poi seguìti dalla intrapresa di un percorso autonomo, confluito inevitabilmente fra i corridoi di Via Spalato, dove Pina Belli ha diretto la Pinacoteca dal 1974 al 1988. Un'intitolazione che dunque è tutt'altro che un tributo formale. Perché in fondo un bel nucleo del patrimonio librario della biblioteca si è costuito proprio intorno al lavoro di Michele D'Elia. Fu lui ad aprire in quei luoghi il primo cantiere di restauro. Fu lui a curare la prima Mostra dell'«Arte in Puglia dal tardo antico al rococò», nel 1964. La biblioteca, così, andava formandosi naturalmente, per necessità di studio e di lavoro. Oggi essa dispone di un patrimonio di circa 8mila volumi e 3mila riviste, sistemati in parte all'interno di tre sale al terzo piano del Palazzo della Provincia; il resto dei volumi resta invece al quarto piano, consultabile su richiesta. Molto nutrita la sezione dei cataloghi museali, come pure quella dedicata alle arti pugliesi; poi ci sono sezioni per la fotografia, la didattica, il restauro, architettura e urbanistica, arte contemporanea, storia e altre ancora. Il tutto contornato da postazioni allestite per le consultazioni brevi e per i pc. Nel frattempo, è iniziato anche il processo di catalogazione SBN, con l'inserimento nel sistema informatico del Servizio Bibliotecario Nazionale di Terra di Bari del 25 per cento dei titoli, che verrà ripreso già il prossimo mercoledì per la seconda tappa del percorso di catalogazione. Il costo complessivo dell'operazione - fra allestimento della struttura e informatizzazione - è stato di circa un milione e 200mila euro in arrivo dall'Europa attraverso la Regione Puglia, ai quali si aggiungeranno costi di gestione davvero ridotti. «Abbiamo pensato a un nuovo modello gestionale, che coinvolge gli studenti universitari», spiega Clara Gelao. Un progetto speciale di tirocini che i ragazzi svolgeranno all'interno della Biblioteca, alternandosi ogni sei mesi - a due alla volta - nella gestione della struttura, pensando poi essi stessi a trasmettere le proprie conoscenze a coloro che li sostituiranno alla scadenza dello stage. Questo permetterà alla Biblioteca di funzionare a dispetto della carenza di fondi per il suo sostentamento. «Questo sarebbe piaciuto anche a Michele», sottolinea infatti Pina Belli D'Elia. «Lui era sempre attento alle questioni gestionali, quando analizzava i progetti era sempre pronto a chiedere come avrebbero potuto funzionare, una volta avviati. Una biblioteca che non funziona non è altro che un deposito. Qui invece ci sono i presupposti per un buon funzionamento e una crescita. Insomma, ho visto qualcosa di vitale».