Quaranta euro agli elettori che partecipano al sondaggio politico. Ilaria Borletti Buitoni, capolista in Lombardia per Monti ed ex presidente del Fondo ambiente italiano, commissiona all'Ipsos un'indagine di mercato che prevede un buono spesa per gli intervistati. «Funziona così per lo yogurt ma anche per i candidati» Abitate nelle province di Monza o Milano? Conoscete qualcuno o siete voi stessi iscritti al Fai? Avete intenzione di votare Scelta civica con Monti per l'Italia alle prossime elezioni? Se vi riconoscete almeno in uno di questi requisiti per voi potrebbe esserci un omaggio: 40 euro di buono spesa. Questa è, in sintesi, l'email che il 14 gennaio si son visti recapitare alcuni cittadini lombardi nella loro casella di posta elettronica. Ma cosa c'entra il Fai (Fondo ambiente italiano), che si occupa di tutela del patrimonio culturale, storico e paesaggistico del Belpaese, col partito del Professore? Il nesso c'è e ha un nome e un cognome: Ilaria Borletti Buitoni, fino a pochi giorni presidente del Fondo, da poche settimane candidata alla Camera con la lista di Monti in Lombardia. L'email contiene un invito rivolto a «uominidonne 4665 anni» a partecipare a un non meglio precisato evento previsto per giovedì 17 gennaio alle ore 16:30 in zona metro Udine a Milano. In cambio della propria disponibilità (due ore di tempo) i fortunati destinatari avrebbero ricevuto un omaggio di «euro 40 promoshopping». Non male, per chi non riesce ad arrivare a fine mese, guadagnare 40 euro in due ore e senza fatica. Anche perché, i buoni promoshopping puoi spenderli ovunque: al supermercato come dal benzinaio, nel negozio di cosmetici come nella boutique. Un regalo inaspettato per chi ha intenzione di votare alle prossime elezioni Scelta civica con Monti. E pensare che il Professore pochi giorni fa si era giustamente scagliato contro Silvio Berlusconi, colpevole di trattare gli elettori alla maniera di Achille Lauro che «prometteva un chilo di pasta oppure dava una scarpa e prometteva di dare l'altra a voto avvenuto». Chissà come Mario Monti definirebbe l'offerta di 40 euro di un buono spesa associata al nome del suo partito. Nell'email non compare il nome del committente perché si legge sul sito della società di marketing che ha materialmente inviato la missiva «il nome della società di ricerche di mercato e quello del suo cliente non vengono mai rivelati alle persone contattate». Però se tre indizi fanno una prova, come nei migliori romanzi gialli, ogni strada porta a Ilaria Borletti Buitoni. A cominciare dalla data di spedizione: il 14 gennaio. È il giorno dell'ufficializzazione della candidatura della dottoressa Buitoni e della sua conseguente rinuncia a tutti gli incarichi precedenti: dimissioni dalla presidenza del Fai (attraverso il quale aveva appena promosso le primarie della cultura) e autosospensione dal Consiglio superiore di Banca d'Italia, l'organo cui spetta il controllo interno dell'istituto. Il riferimento ai simpatizzanti del Fai e ai potenziali elettori della lista Monti, poi, sembra una vera e propria firma sulla ricerca commissionata. Per non parlare della definizione geografica dell'indagine, rivolta esclusivamente ai residenti delle province di Milano e Monza, cioè il collegio elettorale in cui Ilaria Borletti Buitoni è candidata come capolista alla Camera (Lombardia 1). L'ufficio stampa dell'ex presidente del Fai, dopo un iniziale disorientamento, ci conferma che l'analisi di mercato è stata commissionata proprio da Borletti Buitoni. Ma lo staff della candidata alla Camera specifica di aver semplicemente chiesto a Ipsos di condurre un sondaggio sulla notorietà della futura parlamentare, giusto per capire il «posizionamento del momento». A spiegare come sono andate realmente le cose è dunque Luca Comodo, responsabile delle ricerche politico elettorali dell'istituto di Nando Pagnoncelli. L'email era un semplicissimo strumento per trovare gente disposta a partecipare un "gruppo di discussione" formato da poche persone per analisi di mercato qualitative. Era questo l'appuntamento di cui si parlava nell'email. Un metodo di ricerca consolidato. «I focus group, compresi quelli che vengono fatti per i prodotti dedicati ai consumatori, uno yogurt ad esempio, funzionano così. Vengono reclutate persone con caratteristiche specifiche attraverso annunci via internet o con chiamate telefoniche», spiega Luca Comodo. «E visto che viene richiesto un impegno di due o tre ore, sono previsti i cosiddetti omaggi: buoni che vanno dai 30 ai 50 euro a seconda della difficoltà di reperimento». Ma visto che il prodotto oggetto di indagine non è yogurt ma un futuro parlamentare della Repubblica il dubbio sul metodo rimane: associare il nome di un candidato a 40 euro fa un po' impressione in campagna elettorale. La candidata avrebbe potuto commissionare una ricerca di diverso tipo. «Se non ci fosse l'omaggio - precisa il responsabile della ricerca commissionata - il rischio sarebbe di avere risposte solo dall'aria militante. Il rimborso per la partecipazione dà più garanzie. È una cosa che si fa spesso, e lo fanno tutte le forze politiche. Bisogna far emergere gli aspetti latenti della comunicazione, quelli che non si possono rilevare con gli strumenti tipici dell'indagine demoscopica. Se dovesse capitare che la gente aderisce solo per prendere l'omaggio facciamo rifare il focus group». Secondo Luca Comodo, dunque, l'omaggio non condizionerebbe il futuro atteggiamento elettorale di chi partecipa a un focus group. Ma questo è il legittimo punto di vista dello scienziato sociale. Chi dovrebbe evitare piccole cadute di stile, infatti, non è la scienza ma la politica. Visto che, come dice Luca Comodo, quasi tutti i partiti commissionano ricerche di questo tipo. «Ho appreso della sua decisione di candidarsi in una delle liste che fanno riferimento al presidente del Consiglio. È una decisione che rispetto, confidando nelle sue buone intenzioni. Ma non posso né comprendere né condividere il fatto che la Presidente in carica del Fai appoggi un premier che in oltre un anno di governo non ha mostrato la minima sensibilità per i problemi dell'ambiente, dei beni culturali, della scuola, dell'università, della ricerca, della cultura». Così scriveva il 9 gennaio Salvatore Settis nella sua lettera di dimissioni dal Cda del Fai, indirizzata a Ilaria Borletti Buitoni. «Inoltre, cosa forse persino più grave - aggiungeva il professore della Normale - il presidente Monti non ha mostrato alcuna attenzione a questi problemi nemmeno nella sua Agenda, con ciò confermando che, se tornasse alla guida del governo, proseguirebbe l'opera di sistematico smantellamento delle strutture statali della tutela e di privatizzazione del patrimonio pubblico iniziata dal governo Berlusconi e di fatto proseguita anche dal governo tecnico». Alla netta presa di distanza dell'autore del Codice dei beni culturali italiano è presto seguita una ridda di interventi non meno polemici da parte di personalità della cultura. A cominciare dallo storico dell'arte Tomaso Montanari che stigmatizza come «gravemente inopportuna» la scelta (e il modo) di Borletti Buitoni di scendere in campo politicamente. «Monti non avrebbe mai candidato la signora Borletti Buitoni: egli ha candidato la presidente del Fai», dice Montanari. «E che ciò sia vero lo dimostra il fatto che la signora ha provato a non dimettersi, decidendo di "autosospendersi" (un'arbitraria e fittizia pratica tutta italiana, inaugurata dai politici inquisiti) per decidere il da farsi ad elezioni avvenute». In questo contesto, poco chiaro è stato anche l'uso delle primarie della cultura indette dal Fai. «La candidatura di Borletti Buitoni ha gettato una luce sinistra su questa operazione », nota Montanari. «Col senno di poi, (un poi ravvicinatissimo, visto che primarie e candidatura sono state quasi simultanee) è chiaro che erano strumentali. E questo è un pessimo inizio di conflitti di interesse». Ma c'è di più. «Il Fai svolge un lavoro encomiabile, con le sue 116 delegazioni e i suoi 7mila volontari per educare alla conoscenza e alla tutela dell'ambiente e del patrimonio, ma - sottolinea Montanari - gestisce alcuni beni ad esso affidati, o donati. Ora la discesa in politica di Borletti Buitoni, a fianco di Monti che ha teorizzato la "privatizzazione" del patrimonio, dà corpo a questa prospettiva: quella del volontariato e del privato come progressiva sostituzione alla tutela pubblica. Un patrimonio conservato materialmente e gestito da ricchi signori e signore, orgogliosi di fare charity: è questo il progetto della Costituzione sul patrimonio? Davvero la beneficenza può sostituirsi alla Repubblica nel rimuovere gli ostacoli all'eguaglianza costituzionale?». E il direttore del Centro studi umanistici dell'Abbazia di San Savino per lo studio e la valorizzazione del patrimonio, Luca Nannipieri, dichiara: «Schierandosi con una lista che non ha elaborato alcuna visione strategica e progettuale riguardo al patrimonio storico-artistico, una lista il cui candidato premier Monti non ha mai citato neppure per sbaglio la parola "beni culturali" in un anno di presidenza del Consiglio, Borletti Buitoni ha dilapidato non tanto la sua relativa autorevolezza, quanto quella del Fai che ha presieduto. Si è resa protagonista di un'operazione i cui esiti sono suicidi». Quanto al fatto che la ex presidente del Fai su giornali e in tv faccia spesso riferimento alla necessità di aprire al privato nella gestione del patrimonio e senza chiarire in che termini, Nannipieri (che con lei ha avuto un duro botta e risposta su Libero) aggiunge: «La scarsa credibilità politica di Borletti Buitoni è proprio in questa ambiguità tra pubblico e privato. In politica sei credibile se dici con chiarezza cosa vuoi cambiare, quali compiti ha lo Stato e quali altri sussidia e delega a privati. Altrimenti siamo agli slogan delle primarie. Finora manca tutto questo. Forse - chiosa Nannipieri - è ciò che vuole Monti: in caso di vittoria, avere un altro ministro dei Beni culturali che, come Ornaghi, se ne sta nell'ombra, cura la placida amministrazione di un ministero ormai inconsistente, taglia nastri e non pone mai problemi». In un momento in cui in Italia piovono 8 metri quadri di nuovo cemento al secondo e una parte consistente del nostro patrimonio rischia di andare in malora (Ippolito nel libro Ignoranti, Chiarelettere, traccia un quadro esaustivo quanto agghiacciante), non consola che anche il Fai rischi di perdere la propria autorevolezza. «La confusione è grande nel Fai», commenta Vittorio Emiliani. «Anche l'indicazione di Andrea Carandini come possibile successore alla guida del Fai è un segno di totale spaesamento», dice il giornalista e scrittore. «Basta ricordare che Carandini ha chiamato "talebani della tutela" i soprintendenti e i difensori del patrimonio culturale».
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9 Febbraio 2013
Ci Fai o ci sei. Quaranta euro agli elettori che partecipano al sondaggio politico.
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Rocco Vazzana
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Bene culturale
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