Rivedere il progetto o abbandonarlo del tutto: sarà l'architetto giapponese Arata Isozaki, vincitore del concorso internazionale per l'uscita dei Nuovi Uffizi bandito nel 1998, a decidere se rimettere mano al disegno della sua originale e contrastata opera, una loggia in acciaio e pietra che avrebbe dovuto coprire l'uscita del museo fiorentino (che sta per ampliare e riorganizzare gli spazi espositivi) su piazza Castellani. L'unica cosa certa, per adesso, è che, così com'è, il progetto non si farà. A cambiare le carte in tavola sono stati i ritrovamenti archeologici in piazza Castellani, che hanno portato alla luce reperti definiti dal ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani «di eccezionale rilevanza per là storia della città intorno alla fine del primo millennio». E siccome uno dei pilastri portanti della loggia firmata Isozaki andrebbe a poggiare direttamente sopra le nuove scoperte, il Ministero ha bloccato da mesi il progetto fiorentino. L'incontro, svoltosi nelle settimane scorse a Roma con l'architetto giapponese e il Comune di Firenze, è servito a ufficializzare quello che Urbani aveva già anticipato per lettera, in ottobre, al sindaco fiorentino Leonardo Domenici. «Alla luce dei ritrovamenti archeologici il progetto dell'architetto Isozaki non è più eseguibile», ha annunciato il Ministero. Il segno contemporaneo del grande architetto sul centro storico fiorentino non è comunque accantonato del tutto. Isozaki, dopo aver esaminato la relazione tecnica sugli scavi archeologici in corso nell'area degli Uffizi (in particolare quelli sotto la chiesa di San Pier Scheraggio e la biblioteca Magliabechiana), ha annunciato una sua visita al cantiere in primavera. Lo spazio per rivedere il progetto iniziale, adattandolo alle scoperte rivelate dagli scavi (e magari valorizzandole), sembra esserci. Solo tra qualche mese, con tutta probabilità, si riuscirà comunque a sciogliere il nodo che da quattro anni scatena accese polemiche nel mondo artistico, è motivo di contrasto tra il Comune di Firenze e il Ministero, e aveva suscitato anche il malumore di Isozaki. E pensare che l'architetto giapponese - dopo aver vinto il concorso internazionale bandito nel 1998 dalla Commissione per i Nuovi Uffizi istituita dal ministero per i Beni culturali - aveva firmato in Palazzo Vecchio, il 21 febbraio 2001, sia la convenzione col ministero dei Beni culturali che lo impegnava a completare il progetto esecutivo della nuova uscita degli Uffizi entro un anno (la realizzazione era prevista entro il 2003), sia l'accordo col Comune di Firenze per la progettazione preliminare del restauro di piazza Castellani. La nuova uscita degli Uffizi sarebbe dovuta costare circa sette milioni, da pagare a metà tra Comune e Ministero. Numeri e scadenze che oggi appaiono lontani, superati dagli scavi archeologici e dalla lentezza decisionale. Se Isozaki non acconsentirà a rivedere il suo progetto, la soluzione potrebbe essere un nuovo concorso internazionale che contenga richieste assai diverse da quelle del primo bando.